Il testo che segue è servito come introduzione alla discussione
nella giornata di studio Quali
e-book per la didattica e la ricerca? svoltasi all'Università
della Tuscia l'8 maggio 2001. È inoltre compreso nel libro
elettronico Intorno all'e-book disponibile all'interno della
e-Library
dell'Università.
Nel
parlare di e-book per la didattica, c'è un primo e fondamentale
quesito che occorre porsi: il formato 'libro elettronico' è
davvero adatto a veicolare contenuti didattici?
Il libro a stampa, lo sappiamo bene, è ormai da secoli non
solo strumento per eccellenza di produzione e trasmissione culturale,
ma anche strumento didattico di primaria importanza: il concetto
stesso di 'libro di testo' basta a ricordarcelo. I nostri modelli
di insegnamento sono figli della cultura del libro, e si tratta
- a mio avviso - di un'impronta della quale non debbono affatto
vergognarsi.
Il
libro elettronico, che nasce per trasferire nel mondo dei nuovi
media e dei supporti digitali un'esperienza di lettura il più
vicina possibile a quella del libro a stampa, sembra un candidato
naturale a veicolare anche contenuti rivolti specificamente al mondo
della didattica e della formazione. E tuttavia, a mettere almeno
in parte in dubbio questa apparente certezza sono alcuni dati di
fatto che sarebbe sbagliato ignorare.
Innanzitutto,
va considerato che esiste già un vasto spettro di strumenti
informatici e multimediali nati come supporto alla didattica. Si
può anzi affermare che il campo della didattica e della formazione
costituisce uno dei settori trainanti dell'editoria multimediale.
Ebbene, il punto di forza di questi strumenti che viene più
spesso sottolineato è proprio la loro capacità di
superare i limiti del libro a stampa in termini di interattività,
flessibilità dei percorsi, ricchezza multimediale dei contenuti.
Se il libro elettronico si propone di fornire uno strumento di lettura
direttamente ispirato al modello del libro a stampa, non vi è
il rischio di riproporre attraverso di esso tipologie di contenuti
e modelli di organizzazione dell'informazione che il campo dell'editoria
didattica multimediale ha già superato?
D'altro
canto, e a parziale conferma di questi timori, si può osservare
come i primi libri elettronici realizzati (mi riferisco qui specificamente
al formato e-book, ovvero a testi elettronici nati per essere letti
su 'lettori' portatili, dalle dimensioni e dal peso simili a quelli
di un normale libro a stampa) rientrino per lo più nei settori
della letteratura e della saggistica: ambiti di produzione testuale
tradizionalmente caratterizzati da un'organizzazione fortemente
lineare dell'informazione, e da una decisa prevalenza della scrittura
rispetto ad altri codici comunicativi. Si tratta, non a caso, dei
settori che erano stati finora meno direttamente influenzati dalla
rivoluzione digitale, dato che la scomodità delle interfacce
di lettura (il monitor del computer) non era stata compensata da
immediati ed evidenti vantaggi nella fruizione dei testi.
In
buona sostanza, la situazione sembra quindi essere la seguente:
esiste gran copia di software e di strumenti didattici multimediali
- in una miriade di formati diversi, ma nella maggior parte dei
casi non in formato e-book - ed esiste ormai un certo numero di
e-book, nella maggior parte dei casi non specificamente pensati
per la didattica.
Questa situazione impone qualche riflessione. A mio avviso, potrebbe
essere interpretata in due modi radicalmente diversi:
- Come
testimonianza di una differenza insanabile fra il modello di
testualità proprio del libro e quello proprio di altre
forme di editoria elettronica orientate all'interattività,
all'ipertestualità e alla multimedialità. Se si
accetta questa prospettiva, e si considera il formato e-book
come specificamente orientato verso testi fondamentalmente lineari
e prevalentemente scritti, i libri elettronici conserveranno
certo una propria e specifica utilità didattica, ma limitatamente
alla realizzazione di strumenti testuali abbastanza 'tradizionali'.
Corsi interattivi, test di autovalutazione, sussidi didattici
multimediali continueranno ad essere costruiti utilizzando strumenti
diversi dal libro elettronico.
- Come
testimonianza della relativa 'giovinezza' dei libri elettronici,
ancora limitati nelle proprie capacità e potenzialità
espressive. Se si accetta questa impostazione, l'orientamento
iniziale del formato e-book verso testi prevalentemente lineari
e 'poveri' in termini di interattività e contenuti multimediali
dipenderà sia dalla maggior semplicità di tali
modelli testuali, più adatti alle prime sperimentazioni
con strumenti ancora tecnicamente immaturi, sia dal desiderio
di estendere i vantaggi della lettura elettronica a testi che,
proprio per le loro caratteristiche di linearità e basso
contenuto multimediale, erano rimasti ai margini della rivoluzione
digitale. In questa prospettiva, l'evoluzione futura potrà
portare a libri elettronici che, pur mantenendo con l'eredità
della tradizione testuale a stampa un legame più stretto
di quello proprio di altri settori dell'editoria multimediale,
presenteranno un contenuto multimediale più ricco, una
maggiore interattività e la possibilità di strutturare
l'informazione in maniera più complessa e articolata.
La
scelta fra queste prospettive dipende, come è ovvio, da due
questioni ancor più radicali: da un lato, cosa si intenda
per libro elettronico; dall'altro, che livello di ricchezza multimediale,
interattività, complessità ipertestuale si consideri
più adatto a veicolare contenuti didattici.
Si
tratta di temi che richiederebbero evidentemente una discussione
più articolata di quella possibile in questa sede. Mi limiterò
ad avanzare al riguardo tre tesi, piuttosto generali ma non per
questo necessariamente condivisibili. Qualora siano condivise, tali
tesi indirizzano - per vie in parte diverse - verso la seconda delle
prospettive sopra delineate.
La
prima tesi è che, anche se il concetto di libro elettronico
dovrebbe assumere il libro a stampa come primo modello di organizzazione
dell'informazione e di fruizione dei contenuti, dovrebbe però
nel contempo accettare di interpretare tale modello in maniera flessibile
e non rigida. In particolare, si dovrebbe accettare la possibilità
(il che non implica ovviamente la necessità) che un libro
elettronico comprenda, accanto a contenuti testuali, anche contenuti
grafici, sonori o filmati. Perché si continui a parlare di
libro elettronico (e non di semplice e generico prodotto multimediale),
tuttavia, il ruolo del testo dovrebbe restare fondamentale, in particolare
nel delineare il 'filo narrativo' dell'esposizione, e gli strumenti
offerti dal dispositivo di lettura dovrebbero essere particolarmente
orientati alla manipolazione testuale dell'informazione.
Analogamente,
si dovrebbe accettare la possibilità di una strutturazione
non lineare ma ipertestuale dell'informazione, e dunque la possibile
presenza di snodi e articolazioni esplicitamente interattivi, nei
quali è richiesto l'intervento diretto del lettore per scegliere
uno dei percorsi di lettura proposti dall'autore.
La
seconda tesi è che - ferma restando la grande varietà
di tipologie e necessità didattiche, alla quale corrisponde
una (almeno) altrettanto ampia varietà di possibili soluzioni
sul piano delle modalità di articolazione dell'informazione
e delle scelte di interfaccia e di funzionalità offerte dai
software didattici - il lavoro didattico e formativo vada normalmente
associato all'idea di percorso, e dunque a un processo che, se non
è necessariamente lineare, è quantomeno orientato,
ha punti di partenza, punti di arrivo, tappe intermedie spesso obbligate.
Ciò implica che la complessità ipertestuale tipica
della maggior parte degli strumenti didattici (testi, ma anche corsi
interattivi, strumenti di autovalutazione ecc.) non possa essere
di norma troppo elevata. Chi usa questi strumenti ha a disposizione
alcune scelte, ma tali scelte (a differenza di quanto può
accadere ad esempio nel caso dei giochi[1])
sono disposte all'interno di percorsi in larga parte predeterminati,
ed anzi accuratamente studiati da chi ha elaborato i contenuti del
prodotto didattico.
Questo
tipo di limitata complessità ipertestuale può bene
associarsi a strumenti 'ibridi' che ereditino dal libro a stampa
una impostazione fondamentalmente lineare a livello di macrostruttura,
ma assorbano dalla lezione degli ipertesti la possibilità
di un'articolazione interna in percorsi differenziati in funzione
delle scelte (e dunque della preparazione, delle capacità,
degli interessi specifici) del singolo utente. Se i libri elettronici
accetteranno questo allargamento di prospettiva, potranno rivelarsi
eccellenti strumenti didattici.
La
terza tesi è ancor più generale, per certi
versi meno precisa, e forse più radicale. Ha a che fare con
i dispositivi di lettura. Sappiamo che - proprio come il termine
'libro' - l'espressione 'libro elettronico' può essere utilizzato
sia con riferimento al testo e alle sue modalità di presentazione,
ovvero a una componente strettamente informazionale, sia con riferimento
al dispositivo di lettura, ovvero all'hardware utilizzato per leggere.
Ebbene, ritengo che anche nel parlare dei contenuti, della loro
strutturazione e delle loro tipologie, dovremmo prendere molto sul
serio questa seconda componente, la componente hardware. Mi sembra
improbabile che gli strumenti di lettura per libri elettronici che
si affermeranno possano essere macchine strettamente dedicate e
monofunzionali: probabilmente saranno - e in parte già sono
- strumenti che permetteranno di leggere libri elettronici (auspicabilmente
assegnando a tale funzione un'alta priorità a livello di
progettazione dell'interfaccia), ma che permetteranno anche di fare
altre cose: ascoltare musica, telefonare, controllare la posta elettronica,
e così via. Ora, credo che in casi di questo genere la plurifunzionalità
associata a un unico strumento hardware abbia la tendenza a generare
nuovi paradigmi interpretativi 'ibridi' che fondono e intrecciano
ciò che in origine era distinto. Dove in partenza si vedono
funzionalità radicalmente diverse (libro elettronico, scrittura,
navigazione in Internet, ascolto della musica...), alla lunga si
potranno vedere aspetti e caratteristiche diverse di un unico strumento,
al quale si verranno ad associare connotazioni nuove. Se gli studenti
utilizzeranno, a scuola o all'università, un unico 'lettore'
per leggere libri elettronici ma anche per ascoltare musica, guardare
un filmato o navigare in rete, il fattore decisivo non sarà
quale particolare componente software debba essere utilizzata per
'leggere' un determinato prodotto didattico, ma il semplice fatto
che quel particolare prodotto didattico possa essere utilizzato
su quel particolare lettore, su quel particolare strumento hardware.
Chiamare o no 'libro elettronico' (nel primo significato, quello
relativo al contenuto informativo e alla sua articolazione) lo strumento
didattico in questione potrà rivelarsi una questione almeno
in parte nominalistica.
Ciò
non significa, si badi, che sia opportuno o anche solo possibile
prescindere dalle questioni di definizione e di indirizzo, limitandosi
a delegare all'evoluzione tecnica la nascita dei nuovi paradigmi
di testualità (e di testualità didattica). Al contrario,
la lezione da trarre è a mio avviso che anche gli aspetti
di evoluzione tecnologica, lo studio delle interfacce, l'organizzazione
delle funzionalità offerte dagli strumenti hardware, vadano
studiati con un'attenzione specifica, considerandone le ricadute
sulle forme di testualità e sui modelli didattici.
In
altri termini: se vogliamo (come vogliamo) che gli e-book siano
uno strumento per preservare e far crescere la cultura del testo,
dobbiamo essere noi a mettere i testi nella macchina, dobbiamo sapere
che la macchina modificherà i testi, e dobbiamo pensare che
questo processo può essere studiato, interpretato, indirizzato.
Gino
Roncaglia
[maggio
2001]
[1]
Non intendo qui negare la possibile utilità didattica dei
giochi di simulazione, della quale sono anzi un convinto sostenitore.
Ritengo però che i giochi di simulazione rappresentino una
tipologia piuttosto particolare di strumenti didattici, e siano
in grado di fornire i risultati migliori se integrati anche dall'uso
di materiali più tradizionali.
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