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Libri elettronici - problemi e prospettive

 

Versione 1.1 - 8 gennaio 2001


L'articolo che segue è stato realizzato per il Bollettino AIB (Associazione Italiana Biblioteche) ed è in via di pubblicazione nel n. 4/2001 di tale rivista, pp. 7-37. Eventuali osservazioni e commenti sono benvenuti e possono essere inviati all'indirizzo e-mail roncaglia@mclink.it.

Una versione preliminare dello stesso articolo (parzialmente corretta nella versione a stampa e in questa versione HTML) è disponibile anche in formato RTF+ZIP:

Sono grato a Marisa Cimino, Katia D'Eramo, Grazia Farina, Caterina Felicioli, Andrea Marcon, Federico Meschini, Matteo Sanfilippo, Giovanni Solimine per aver letto, commentato e/o in varie forme corretto e stimolato questo lavoro; ringraziamento tanto più sentito, in quanto l'esigenza di non scompaginare la numerazione delle note non ha permesso di introdurlo nella versione a stampa dell'articolo. La responsabilità delle tesi espresse e degli eventuali errori resta ovviamente e interamente mia.


1. Cos’è un libro elettronico?

L'uso dell’espressione ‘libro elettronico’, o del più diffuso anglismo e-book, è tutt’altro che univoco, e le definizioni proposte non sono prive di aspetti problematici. Il tentativo di definizione probabilmente più rigoroso è quello fornito dal documento A Framework for the Epublishing Ecology, redatto dall’Open eBook Forum (un organismo del quale ci occuperemo estesamente in seguito). In tale documento, l’e-book (contrazione di electronic book) è definito come

a Literary Work in the form of a Digital Object, consisting of one or more standard unique identifiers, Metadata, and a Monographic body of Content, intended to be published and accessed electronically.[1]

Più concisa – e non proprio illuminante – è la definizione fornita dall’EBX working group, che fino alla recente fusione con l’Open eBook Forum era stato un altro fra gli organismi di riferimento del settore: nel draft 0.8 delle EBX system specification un e-book è definito come “a digital object that is an electronic representation of a book”[2]. Dal canto loro Andrew Cox e Sarah Ormes, in un interessante intervento nel quale il tema è affrontato dedicando particolare attenzione all’impatto sul sistema educativo e bibliotecario, parlano di libri elettronici (electronic books) a proposito di

(...) texts downloaded from the web and read either on a PC or handheld device using special software or a web browser (which we will refer to as E-Books) or read on a dedicated piece of hardware (which we will refer to as an E-Book reader).[3]

Le differenze fra queste definizioni – e fra le molte altre proposte in letteratura[4] – potrebbero essere oggetto di lunghe discussioni. In alcuni casi l’accento è posto prevalentemente sul contenuto in formato digitale[5], in altri sull’unione di contenuti digitali e strumenti hardware di lettura. In alcuni casi – come nella ricordata definizione dell’Open eBook Forum – si sottolinea l’importanza di una organizzazione ‘monografica’ del testo e della presenza di metadati descrittivi, in altri il riferimento sembra essere genericamente a qualunque tipo di testualità elettronica. Talvolta, come nella definizione proposta da Ana Arias Terry[6] o in quella fornita nelle FAQ (Frequently Asked Questions) del servizio NetLibrary[7], l’idea di libro elettronico sembra presupporre la disponibilità del testo anche in forma cartacea, talvolta invece l’accento è posto sull’esplorazione delle peculiari caratteristiche di multimedialità e interattività associabili alla testualità elettronica. Anche il riferimento al Web come canale privilegiato di distribuzione è presente in alcune definizioni e totalmente assente in altre.

Nel complesso, comunque, chi parla di e-book sembra fare spesso riferimento a un’accezione assai estesa del termine, attribuendo la qualifica di libro elettronico a qualunque testo compiuto, organico e sufficientemente lungo (‘monografia’), eventualmente accompagnato da metadati descrittivi, disponibile in un qualsiasi formato elettronico che ne consenta – fra l’altro – la distribuzione in rete, e la lettura attraverso un qualche tipo di dispositivo hardware, dedicato o no. Il frequente riferimento al modello rappresentato dal tradizionale libro su carta – e al complesso insieme di connotazioni ad esso collegato – resta di norma abbastanza generico, e sembra giustificarsi per lo più attraverso un ragionamento controfattuale, in verità non particolarmente rigoroso (e per di più normalmente implicito): considerate la sua lunghezza e le sue caratteristiche di compiutezza e organicità, se il testo in questione, anziché essere disponibile in formato elettronico, fosse stampato, sarebbe probabilmente stampato sotto forma di libro. Molto spesso, del resto, i testi disponibili in formato e-book corrispondono a libri pubblicati anche su carta, anche se – con buona pace della già ricordata proposta di Ana Arias Terry – sembra davvero difficile fornire una qualche plausibile motivazione per escludere a priori dal novero dei libri elettronici le opere disponibili unicamente in formato digitale.

E’ importante notare come, nell’accezione sopra considerata, nessun vincolo particolare sia posto né sui dispositivi di lettura, né sugli strumenti software utilizzati per accedere ai testi. Apparentemente, per molti fra gli operatori del settore, anche un documento scritto con un qualunque word processor o una normale pagina Web potrebbero dunque, purché conchiusi e sufficientemente lunghi, essere considerati 'libri elettronici'.

Al variegato ma – come si è visto – almeno per qualche aspetto convergente panorama delle definizioni di e-book fin qui discusse si contrappone una posizione forse minoritaria, ma non per questo meno interessante: quella di chi rifiuta la stessa idea di libro elettronico, considerandola una sorta di ossimoro e difendendo la tesi secondo la quale può dirsi legittimamente 'libro' solo il libro a stampa, con il quale i prodotti dell'editoria elettronica sarebbero – considerate le loro peculiari caratteristiche e potenzialità – in linea di principio non confrontabili. Nel suo intervento al recente convegno dedicato agli e-book dall’Università della Tuscia, l’editore Giuseppe Laterza ha difeso una tesi di questo tipo, sottolineando le differenze esistenti fra ‘assemblaggio digitale’ di contenuti multimediali e realizzazione di un libro destinato alla stampa[8]. Strumenti utilizzati e possibilità espressive sono a suo giudizio talmente diversi nei due casi, da rendere non solo difficile ma anche sbagliato utilizzare in maniera troppo diretta il modello ‘libro’ nel mondo dei nuovi media digitali[9]. Nel sostenere che i libri elettronici siano cosa radicalmente ‘altra’ rispetto a quelli a stampa, la preoccupazione è evidentemente anche quella di conservare all’editoria tradizionale un proprio spazio autonomo e non riducibile. Interesse dunque per le nuove realizzazioni rese possibili dall’uso degli strumenti elettronici, accompagnato però dall’invito a lasciare al libro su carta, e a chi lo pubblica, la funzione di trasmissione e mediazione culturale da essi tradizionalmente svolta: funzione certo non più esclusiva, ma non per questo meno importante.

La posizione che intendo sostenere in questa sede è in qualche misura intermedia fra le due tesi appena riassunte. Il rifiuto delle posizioni ‘estreme’ nasce da un’assunzione di fondo: l’idea secondo cui l’insieme di pratiche e di modelli teorici che costituiscono l’eredità di (almeno) cinque secoli di ‘cultura del libro’ non vada né dimenticata o abbandonata, né considerata un dato non modificabile, ma possa e debba invece continuare la propria evoluzione – in forme certo in parte nuove e inattese – anche nell’era dei media digitali.

Da questo punto di vista la prima posizione, che potremmo caratterizzare come tesi dell’ubiquità dell’e-book nell’ambiente elettronico, ha il difetto di dimenticare che un ‘libro’ non corrisponde solo a un particolare modello di organizzazione testuale (un testo di norma lineare, unitario, chiuso, sufficientemente lungo…) ma anche allo strumento fisico che ne consente la fruizione: un oggetto che ha determinate dimensioni, una certa forma, un certo peso, un certo numero di pagine, usa un certo tipo di carta e un certo tipo di caratteri tipografici, ha una particolare rilegatura. Naturalmente, il libro come testo e il libro come oggetto fisico non vanno confusi: semiologi e storici dei media ci hanno insegnato a distinguere con cura queste due accezioni del termine ‘libro’, ed anzi ad individuarne altre in qualche misura intermedie (si pensi ad esempio al concetto di ‘edizione’). E tuttavia quando parliamo di cultura del libro facciamo riferimento proprio allo spazio storico e teorico di interazione fra questi concetti, sì che nel senso forse più diffuso del termine un ‘libro’ è per noi l’unione di scrittura, testualità, da un lato, e supporto, interfaccia di lettura, dall’altro.

Si obietterà: perché questo genere di considerazioni – e in particolare la dimensione dell’interfaccia fisica di lettura propria del tradizionale libro a stampa – dovrebbe conservare un peso anche nel campo dell’editoria elettronica, per sua natura apparentemente lontano dalla fisicità della carta e dell’inchiostro? Il punto fondamentale è che, come ben sappiamo, le caratteristiche dell’interfaccia utilizzata per la lettura non sono affatto ‘neutrali’, e non mancano di influenzare né le strutture testuali, né i modi di fruizione del testo. Un libro su carta può essere letto con facilità in scrivania o in poltrona, a letto o sulla sdraio sotto l’ombrellone; può essere sottolineato e annotato (come ci ricorda l’esempio di Fermat, nei limiti spesso tiranni dello spazio bianco disponibile a margine del testo); può essere conservato in uno scaffale o preso in prestito da una biblioteca; richiede specifiche procedure di stampa, immagazzinamento e distribuzione, e così via. Queste caratteristiche non sono accessorie e accidentali: al contrario, sono una componente importante – talvolta essenziale – del nostro concetto di libro. La storia della ‘cultura del libro’ è anche la storia del loro sviluppo e della loro progressiva trasformazione.

L’editoria elettronica può, volendo, disinteressarsi di questa storia, e preoccuparsi solo delle caratteristiche intrinseche dei suoi peculiari ‘oggetti digitali’. Ma non sarebbe una scelta saggia. L’obiezione principale (per molti versi assolutamente fondata) mossa ai profeti della nuova editoria digitale dai difensori del libro a stampa è che leggere un libro su carta è “molto più comodo” che leggere sullo schermo di un computer. Questa ‘comodità’ è frutto di una lunga evoluzione, che ha reso il libro a stampa un oggetto ergonomicamente quasi perfetto e ha creato nell’utente abitudini e aspettative che potranno certo progressivamente cambiare, ma che non sarebbe sensato voler mutare nello spazio di pochi anni, soprattutto se il mutamento è percepito dall’utente stesso come faticoso e poco o per nulla vantaggioso.

Il solo testo elettronico, dunque – anche se corrisponde al contenuto testuale di un libro a stampa – non è a mio avviso di per sé un libro elettronico: perché si possa parlare di e-book  occorre che possa essere fruito attraverso interfacce adeguate, che rappresentino un’evoluzione naturale di quelle alle quali ci ha abituato il libro su carta (e quindi non solo un’evoluzione tecnologica del PC da scrivania): strumenti portatili, leggeri, poco stancanti per la vista, privi di cavi e fili elettrici, possibilmente non troppo costosi e non troppo fragili. L’esistenza di buoni (e comodi) strumenti per la lettura di testi elettronici è, da questa prospettiva, un prerequisito indispensabile non solo per la diffusione commerciale dei libri elettronici, ma per la stessa riflessione teorica sulle loro caratteristiche. La tesi dell’ubiquità dell’e-book nell’ambiente elettronico, evitando di fare assunzioni sugli strumenti di lettura o – peggio – considerando scontato che il normale computer da scrivania costituisca l’interfaccia ‘naturale’ per la lettura di libri elettronici, manca di prendere in considerazione una dimensione fondamentale del nostro concetto di libro e delle nostre pratiche di lettura.

Veniamo ora alla seconda posizione, che potremmo etichettare come tesi della radicale eterogeneità di libro a stampa e media digitali. Per giustificarla, viene solitamente addotta una (e talvolta entrambe) delle due assunzioni seguenti: 1) l’idea che le interfacce informatiche – considerate evidentemente a partire dal modello rappresentato dal computer da scrivania – siano inevitabilmente scomode, stancanti e comunque incapaci di raggiungere la portabilità e l’ergonomia del libro a stampa; 2) l’idea che la possibilità offerta dai media digitali di integrare contenuti multimediali e di organizzarli in maniera ipertestuale e interattiva porti inevitabilmente alla realizzazione di ‘oggetti informativi’ assai lontani dal modello chiuso, lineare e basato principalmente sulla testualità scritta proprio del libro a stampa.

Si tratta di due assunzioni diverse, che è bene non confondere. La prima è a mio avviso semplicemente erronea, e non tiene conto dell’assoluta ‘gioventù’ delle interfacce informatiche. L’evoluzione tecnica è in questo campo rapidissima, e anche se lo sviluppo di interfacce ergonomicamente valide richiede un lavoro di studio e ricerca che va ben oltre la mera disponibilità delle necessarie risorse tecnologiche, non c’è motivo per ritenere che questo lavoro non debba portare nel medio periodo a risultati soddisfacenti. I lettori per e-book e i computer palmari oggi disponibili offrono già un’interfaccia di lettura assai più comoda del monitor da scrivania[10], e – pur trattandosi solo dei primi prototipi, per molti versi ancora poco soddisfacenti – indicano una chiara direzione di sviluppo, alla quale si affiancano gli studi in settori ancor più innovativi quali quelli della e-paper e dell’e-ink. Vi sono pochi dubbi sul fatto che entro una ventina di anni avremo a disposizione lettori per testi elettronici assai più comodi, portabili ed ergonomici di quelli attuali: a quel punto, la possibilità di utilizzarli per leggere e consultare intere biblioteche di testi, associata alle possibilità di ricerca e di annotazione e manipolazione del testo proprie del formato digitale, potrà costituire un vantaggio decisivo rispetto ai tradizionali libri a stampa.

La seconda assunzione è più interessante, e ha sicuramente un fondamento di verità. E’ difficile pensare che, avendo la possibilità di affiancare al testo e alle illustrazioni statiche dei libri tradizionali anche suoni e filmati, questa possibilità non venga usata da autori ed editori. Ciò porterà alla realizzazione di ‘oggetti informativi’ di nuovo tipo, che conserveranno alcune caratteristiche dei libri ai quali siamo abituati affiancandovi caratteristiche nuove, in parte mutuate dal mondo musicale e da quello cinematografico e televisivo. Un processo di ibridazione di questo tipo spaventerà o scandalizzerà alcuni e probabilmente incuriosirà altri: sicuramente richiederà diversi decenni di sviluppo perché si possano consolidare modelli, stili espressivi, abitudini di scrittura e di lettura. Il problema che ci interessa in questa sede è tuttavia un altro: è davvero prevedibile che queste possibilità di ‘assemblaggio multimediale’ rendano obsoleta la scrittura tradizionale, la narrazione lineare, l’eredità testuale della cultura del libro? Personalmente ne dubito: credo che continueremo anche a scrivere (e a leggere) opere testuali prive di ‘orpelli’ multimediali. Materiali visivi e sonori, che per determinati scopi potrebbero costituire un arricchimento, in altri casi potrebbero invece rappresentare una distrazione o – nell’indirizzare e nel fissare l’immaginazione – un elemento controproducente di rigidità. Penso insomma che la possibilità di ‘libri ibridi’ basati sull’assemblaggio di contenuti multimediali e su strutture interattive e ipertestuali offrirà un campo nuovo alla ricerca e alla sperimentazione, anche letteraria; produrrà probabilmente opere valide e – inevitabilmente – molta spazzatura, ma non ucciderà la cultura del libro: sia perché continueremo a scrivere e a leggere opere molto più tradizionali, sia perché gli stessi libri ‘multimediali’ non potranno non riprendere (proprio nello svilupparli e nel modificarli) elementi e caratteristiche propri della nostra tradizione testuale. E’ questo, ritengo, il senso nel quale va accolta – nel campo dell’editoria elettronica – la tesi secondo la quale i nuovi media tendono a affiancarsi e integrarsi ai media esistenti, più che a sostituirli.

Se è così, perché pensare che i lettori elettronici, una volta superati i problemi ergonomici ai quali si accennava prima, non possano essere utilizzati anche per leggere testi più tradizionali? Quali caratteristiche peculiari e specifiche dell’editoria su carta ne impedirebbero il passaggio al mondo dei bit, una volta garantita la disponibilità di strumenti di lettura capaci di non far rimpiangere la comodità del tradizionale libro a stampa, e una volta stabilito che le potenzialità pur rivoluzionarie di tali strumenti di lettura non devono comunque necessariamente trasformare ogni libro in una sorta di film interattivo? Siamo davvero convinti che il nostro amore per i libri sia legato principalmente alle sensazioni tattili offerte dalla carta o all’odore di colla del libro intonso?

Dalle osservazioni fin qui svolte emerge la proposta di una definizione – certo ancora per molti versi insoddisfacente – del concetto di libro elettronico in parte diversa da quelle ricordate in apertura: una definizione che alla considerazione dell’e-book come oggetto digitale affianchi la dimensione pragmatica dell’interfaccia e delle modalità di lettura[11]. In base a tale definizione potremmo parlare di libro elettronico, o e-book, davanti a un testo elettronico ragionevolmente esteso, compiuto e unitario (‘monografia’), opportunamente codificato ed eventualmente accompagnato da metainformazioni descrittive, accessibile attraverso un dispositivo hardware e un'interfaccia software che consentano:

  • una lettura comoda e agevole (tanto da non far rimpiangere il libro o non far sorgere il desiderio di stampare su carta ciò che si sta leggendo) in tutte o almeno nella maggior parte delle situazioni nelle quali siamo abituati ad utilizzare i libri a stampa: in poltrona, a letto, in viaggio, ecc.
  • la capacità di dare accesso a tutte le tipologie di organizzazione testuale proprie della cultura del libro, consentendone una fruizione completa e soddisfacente. Il libro elettronico potrà dunque prevedere anche l'uso di strumenti ipertestuali e multimediali (e in tal caso permetterà di creare e leggere nuove forme di testualità), ma dovrà innanzitutto permettere la comoda lettura di un testo lineare, offrendo strumenti di annotazione rapida, sottolineatura, uso di segnalibri, ecc., accanto agli strumenti di ricerca e navigazione avanzata propri del formato digitale.

Questi due requisiti, e in particolare il primo di essi, escludono a nostro avviso dal novero dei libri elettronici in senso stretto testi che possano essere letti solo su un computer da scrivania. Come si è già accennato, il computer da scrivania è uno strumento di lettura scomodo e poco flessibile, soprattutto quando si ha a che fare con testi lunghi e dalla struttura complessa o con testi narrativi.

Per motivi in parte speculari, la definizione proposta tende ad escludere dal novero dei libri elettronici anche i casi in cui il testo elettronico funge unicamente da ‘supporto di trasferimento’ dell’informazione: i testi elettronici destinati alla stampa su carta (come accade nel caso del print on demand, o di formati elettronici sviluppati con lo scopo specifico di ottimizzare la resa a stampa) possono certo rivoluzionare i meccanismi tradizionali di distribuzione dei libri, ma l’oggetto informativo utilizzato dall’utente per la lettura resta comunque un libro a stampa, non un libro elettronico. Da questo punto di vista, il print on demand trova il proprio spazio specifico in una situazione contingente e di transizione (anche se la transizione non sarà necessariamente brevissima): quella nella quale il testo elettronico rappresenta uno strumento di distribuzione dell’informazione di gran lunga più comodo ed economico rispetto al libro a stampa, ma il libro a stampa rimane lo strumento ergonomicamente più comodo per la lettura da parte dell’utente finale[12].

Le considerazioni generali fin qui svolte sono alla base di alcune delle scelte che ho ritenuto di operare nelle pagine che seguono. Soffermandomi sulla situazione attuale del settore e-book, sui principali dispositivi di lettura e sui principali formati esistenti, concentrerò dunque la mia attenzione sulle soluzioni indirizzate all’uso su dispositivi di lettura dedicati (o comunque compatibili con tale uso), rispetto a quelle orientate alla miglior stampa del testo elettronico o alla sua miglior lettura sullo schermo di un tradizionale computer da scrivania. Specificherò tuttavia i casi nei quali per un determinato formato sono disponibili programmi di lettura utilizzabili anche sui sistemi operativi dei normali PC: in una fase nella quale i lettori dedicati sono ancora poco diffusi e comunque tecnologicamente poco soddisfacenti, può essere infatti utile sperimentare le soluzioni proposte, in particolare per quanto riguarda le caratteristiche dell’interfaccia software di lettura, utilizzando gli strumenti dei quali già si dispone. Fermo restando che, per adesso, di sperimentazione si tratta: proprio per le caratteristiche ergonomiche del normale monitor da scrivania, chi si aspetta un boom di diffusione o di vendite di pretesi ‘libri elettronici’ destinati a essere letti in primo luogo sul PC di casa resterà infatti molto probabilmente deluso.

2. Qualche distinzione

Come risulterà già chiaro dalle considerazioni fin qui svolte, nel parlare di libri elettronici occorre distinguere – accanto al testo del libro considerato come oggetto astratto – almeno tre elementi, fra loro ovviamente interrelati:

1)    i formati di codifica utilizzati per rappresentare il testo ed associarvi metainformazione descrittiva. All’ambito della codifica del testo può essere collegata anche la sua eventuale protezione con lo scopo di garantire la gestione dei relativi diritti (è questa la funzione delle tecnologie di Digital Rights Management, o DRM, basate di norma su complessi meccanismi di cifratura);

2)    i programmi di lettura utilizzati per accedere al testo codificato e permettere all’utente di compiere su di esso le operazioni desiderate (lettura, ricerche, annotazioni ecc.);

3)    i dispositivi hardware utilizzati come interfaccia fisica per acquisire, conservare e leggere l'e-book.

Ogni programma di lettura potrà essere impiegato su determinati dispositivi hardware (anche in funzione del sistema operativo da essi adottato), e sarà in grado di interpretare determinati formati di codifica del testo.

A questi elementi di base, sempre presenti quando si parla di e-book, possono essere aggiunte due categorie più specifiche di strumenti, che interessano gli autori e gli editori ma di norma solo indirettamente gli utenti finali:

4)    i programmi di conversione e codifica (authoring tools), che semplificano la creazione dei testi codificati, anche attraverso la traduzione diretta a partire dai formati più diffusi di documenti elettronici;

5)    i sistemi di distribuzione dei testi, spesso basati su piattaforme proprietarie installate sul server del venditore o di una società specializzata alla quale il venditore affida lo svolgimento della transazione, e in grado di permettere in tempo reale la codifica protetta e ‘individualizzata’ dell’e-book (compito del sistema di DRM, v. sopra) in modo esso possa essere letto solo sul dispositivo di lettura dell’utente che lo ha acquistato.

Ci occuperemo brevemente delle prime tre categorie; per comodità, dato che i formati di codifica sono spesso associati a specifici programmi di lettura, tratteremo insieme questi due aspetti. Dedicheremo invece solo qualche cenno occasionale ai programmi di conversione e codifica e ai sistemi di distribuzione.

Occorre comunque osservare subito che il settore è in evoluzione così rapida da condannare a una rapidissima obsolescenza tutte le informazioni strettamente relative a specifiche soluzioni software e hardware. Le informazioni fornite di seguito sono riferite all’ottobre 2001, e per garantirne l’aggiornamento si rimanda alle risorse in rete indicate nel paragrafo conclusivo.

3. Formati di codifica e programmi di lettura

3.1 Alla ricerca di uno standard: il formato OEB

Una rassegna dei formati di codifica specificamente destinati al mondo dei libri elettronici non può che partire da quello che è l’unico standard aperto e non proprietario del settore: il formato OEB, sviluppato dall’Open eBook Forum (www.openebook.org). L’Open eBook Forum (OEBF) è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che riunisce società produttrici di hardware e software, autori, utenti e organizzazioni interessate al settore dell’e-book. Il suo obiettivo è lo sviluppo (attraverso le pratiche di discussione pubblica e lavoro collaborativo abituali per la definizione degli standard di rete), l’adozione e la diffusione di standard e pratiche condivise nel settore dei libri elettronici. Fra i membri dell’OEBF vi sono rappresentanti delle maggiori società del settore (Adobe, IBM, Microsoft, Nokia, Palm, Samsung…), di numerose case editrici (HarperCollins, McGraw-Hill, Mondadori, Random House…), di enti e associazioni come la Library of Congress, l’American Library Association, lo US National Institute of Standards and Technology, l’Association of American Publishers. Oltre alla già citata Mondadori, sono membri italiani dell’OEBF il gruppo IPM (società napoletana impegnata nello sviluppo di dispositivi di lettura, della quale avremo occasione di riparlare in seguito) e, come membro associato, la Somedia[13].

Lo standard OEB, arrivato alla versione 1.0.1, è basato a sua volta su uno standard aperto e ormai assai diffuso: il (meta)linguaggio di marcatura XML. XML – acronimo di eXtended Mark-up Language – permette di specificare in maniera rigorosa, attraverso l’uso di una DTD (Document Type Definition), quali marcatori possono essere utilizzati per codificare il testo e associarvi metainformazioni descrittive, e quale sintassi regola il loro funzionamento. In effetti, tutti i documenti OEB sono anche documenti XML ben formati, e nella creazione di documenti OEB si utilizza una apposita DTD XML. Non ci addentreremo oltre nelle questioni legate al funzionamento di XML e alle specifiche OEB, che richiederebbero una trattazione ben più ampia e tecnicamente approfondita di quella possibile in questa sede[14]. Ci soffermeremo solo su quattro aspetti del formato OEB particolarmente importanti per il seguito del nostro discorso.

Innanzitutto, va ricordato che le specifiche OEB offrono un pieno supporto ai metadati Dublin Core (ne prevedono anzi alcune estensioni[15]). La descrizione dei libri elettronici OEB può dunque avvenire attraverso il riferimento a uno standard riconosciuto e generalmente accettato.

In secondo luogo, l’OEBF ha per ora programmaticamente rinunciato a inserire nelle specifiche OEB soluzioni particolari di DRM. Ciò significa che un e-book codificato utilizzando il formato OEB di per sé non è protetto contro la realizzazione di copie non autorizzate: si tratta, per così dire, di un testo ‘in chiaro’, che può essere copiato e distribuito senza ostacoli tecnici. La protezione del testo è affidata a soluzioni esterne, e dunque prevedibilmente proprietarie. Dal punto di vista pratico, questo ha come conseguenza il fatto che OEB non viene di norma utilizzato da autori ed editori come formato ‘finale’ per la realizzazione di un libro elettronico, ma solo come formato intermedio: una sorta di formato sorgente, che andrà poi compilato (ed eventualmente protetto) utilizzando il formato finale prescelto. Questa scelta lascia un largo spazio alle industrie del settore, che, non dimentichiamo, fanno quasi tutte parte dell’OEBF (il fatto che lo standard OEB sia aperto e non proprietario non garantisce dunque, è bene tenerlo presente, che le scelte fatte non siano influenzate anche da interessi commerciali). Tali industrie possono sviluppare formati ‘compilati’ proprietari e protetti, adatti ad essere letti attraverso software specifici, e – soprattutto (giacché questa è la fonte principale di introiti per le industrie del settore) – ad essere distribuiti attraverso piattaforme di vendita a loro volta proprietarie, generalmente piuttosto care.

Va notato comunque che l’integrazione fra l’OEBF e il working group dell’Electronic Book Exchange (EBX - www.ebxwg.org) – un’organizzazione nata per l’elaborazione collettiva degli standard proprio nel campo della protezione dei diritti relativi a libri ed editoria elettronica – e la recente richiesta pubblica di suggerimenti ed esigenze (call for requirements) avanzata dall’OEBF relativamente a questo settore, dimostrano come l’attenzione verso standard aperti sussista anche in ambito di DRM: un’attenzione alla quale non sono forse estranee le prove tutto sommato assai deludenti – ne parleremo fra breve – di diversi fra i sistemi proprietari di DRM fin qui elaborati[16].

In terzo luogo, occorre tener presente che un pacchetto OEB può comprendere contenuti multimediali anche complessi (non solo immagini ma suoni, video, animazioni, ecc.), a condizione di prevedere un meccanismo di fallback – ovvero, in termini un po’ impropri, una possibilità di visualizzazione alternativa – che utilizzi solo i media type specificamente previsti dalla OEB Publication Structure: testi in formato OEB, fogli stile che adottino il sottoinsieme CSS previsto da OEB, e immagini in formato JPEG o PNG. In pratica, al momento un programma di lettura ‘standard’ di pacchetti OEB supporterà solo testo e immagini, ma è possibile realizzare contenuti multimediali più complessi se tali contenuti sono destinati a un programma di lettura con funzionalità estese, in grado di interpretare i relativi formati.

Infine, è utile ricordare che, dal punto di vista pratico, un libro elettronico in formato OEB è costituito da un insieme (‘pacchetto’) di file, comprendente i contenuti veri e propri del libro (il testo e le eventuali componenti grafiche o multimediali), l’indice, eventuali dati relativi a copyright o informazioni aggiuntive. Per organizzare questi contenuti, ogni pacchetto OEB comprende un file di riferimento, detto ‘package file’, caratterizzato di norma dall’estensione .opf. Il package file è un documento XML composto da sei sezioni fondamentali: 1) un identificativo unico relativo alla pubblicazione OEB in questione; 2) i relativi metadati (titolo, autore, editore, ecc.); 3) una lista – detta manifest – dei file che compongono la pubblicazione, completa, se del caso, delle indicazioni relative al fallback degli eventuali contenuti multimediali avanzati (i media type non compresi nel set di base); 4) l’indicazione – detta spine – dell’ordine lineare nel quale vanno letti, per default, gli elementi che compongono la pubblicazione destinati ad essere visibili per l’utente finale; 5) opzionalmente, una serie di indicazioni relative a percorsi di lettura alternativi (tours); 6) opzionalmente, una sezione guide che identifica in maniera specifica particolari componenti strutturali della pubblicazione: indice dei nomi o delle illustrazioni, prefazione, bibliografia., ecc.

Può sembrare complicato, e in parte certo lo è, anche per colpa del carattere necessariamente sintetico di questa presentazione. Con un po’ di pratica, tuttavia, identificare le varie tipologie di file che compongono un pacchetto OEB e interpretare il relativo file .opf non è troppo difficile: la parte più complessa del lavoro, per chi si accosta per la prima volta al nuovo formato con l’intenzione di preparare un libro elettronico, consiste nella comprensione dei principi base di XML e nella relativa marcatura del testo. La familiarità con HTML può aiutare, ma occorre tener presente che non mancherà di risultare talvolta fuorviante[17].

Abbiamo detto che OEB è di norma un formato ‘intermedio’, nel quale il testo viene codificato prima di ‘compilarlo’ per il lettore specifico che si intende utilizzare. Non sarebbe più semplice, allora, compilare l’e-book direttamente nel formato finale prescelto, saltando questa tappa intermedia? Come il lettore avrà intuito, la risposta a questa domanda è negativa, a meno di non essere assolutamente sicuri di voler realizzare il proprio e-book in uno e un solo formato finale, destinandolo unicamente a quei software e a quei dispositivi di lettura che supportino tale formato. Fra i vantaggi dell’utilizzazione di OEB è infatti la portabilità: i sistemi che accettano come input un pacchetto OEB sono diversi e prevedibilmente aumenteranno in futuro, permettendo di evitare di consegnarsi mani e piedi a un solo formato proprietario e a una sola casa produttrice[18].

In ogni caso, nulla impedisce di considerare il pacchetto OEB anche come un prodotto finale, in particolare nei casi nei quali non si consideri necessario applicare all’e-book un meccanismo di protezione. Quali sono, in tale eventualità, gli strumenti utilizzabili per leggere il pacchetto? In altri termini: quali programmi e quali dispositivi di lettura sono in grado di visualizzare direttamente un libro elettronico in formato OEB, e dunque di permetterne la lettura agli utenti finali?

Fino a pochi mesi fa la situazione era al riguardo piuttosto sconfortante, ulteriore testimonianza della tendenza delle case produttrici a considerare il formato OEB solo come un formato intermedio, affidando ai formati proprietari il compito della rappresentazione finale del testo. Fortunatamente, la situazione sembra in evoluzione: al momento in cui scrivo esistono – a mia conoscenza – tre programmi, tutti gratuiti, in grado di ‘leggere’ un pacchetto OEB. L’onore della primogenitura va a Flipviewer (www.flipviewer.com – la prima versione del programma era denominata Flipbrowser), che tuttavia ha due limiti notevoli: esiste solo per piattaforme Windows, e utilizza estensioni proprietarie (pur se correttamente dichiarate) delle specifiche OEB, cosa che finisce ovviamente per minare le ragioni stesse dell’adozione di tale formato. Più fedeli allo spirito di uno standard aperto e multipiattaforma sono eMonocle, della IONSystems (www.ionsystems.com), e Mentoract Reader, della Globalmentor (www.globalmentor.com). Entrambi questi programmi sono realizzati in Java, e sono dunque nativamente multipiattaforma: possono essere utilizzati su tutti i sistemi (Windows, Mac, Linux…) per i quali sia disponibile una Java Virtual Machine.

Ancora allo stato di progetto è l'ìniziativa italiana denominata LiberGnu, e mirante alla realizzazione di un lettore software open source per il formato OEB (maggiori informazioni all'indirizzo http://www.libergnu.org)

Abbiamo detto, tuttavia, che il vero banco di prova per gli e-book è rappresentato non già dai programmi di lettura destinati a computer da tavolo, ma dai lettori dedicati. Anche in questo settore, diversi produttori cominciano a considerare il formato OEB anche come uno dei possibili formati finali, almeno per i libri elettronici non protetti. Dichiarano così una capacità diretta di lettura di pacchetti in tale formato il lettore coreano Hiebook (www.ebookad.com/hiebook) e lo statunitense GoReader (www.goreader.com), mentre in altri casi (ad esempio i lettori RCA, fra i più diffusi nel mercato nordamericano) la capacità sembrerebbe presente, ma ostacolata dall’estrema difficoltà di ‘importare’ autonomamente i testi all’interno del dispositivo di lettura senza passare per i canali di vendita diretta previsti dal produttore.

3.2 I formati direttamente compilabili a partire da OEB: Microsoft Reader e Mobipocket

Come si è accennato, OEB funge spesso da formato intermedio per la preparazione di libri elettronici in formati proprietari, capaci di garantire un meccanismo di protezione del contenuto. Anche se il prodotto finale risulta in questi casi chiuso, e destinato solo a specifici software e dispositivi di lettura, l’adozione come base del formato OEB garantisce ad autori ed editori la possibilità di compilare il libro elettronico, magari in un secondo momento, anche in altri formati e per altre piattaforme, e garantisce agli utenti che le componenti descrittive e catalografiche della pubblicazione elettronica rispondano a norme standardizzate e ragionevolmente uniformi.

Il principale fra i formati proprietari basati su OEB è sicuramente quello Microsoft. In questo caso, il file compilato dell’e-book è caratterizzato dall’estensione .lit, e può essere attualmente letto (con le limitazioni alle quali faremo cenno fra breve) su due classi di dispositivi: i normali PC con sistema operativo Windows, e i dispositivi palmari (o formato ‘tablet’) basati su sistema operativo PocketPC. Il software di lettura è denominato Microsoft Reader, ed è giunto recentemente alla versione 2.0 (l’indirizzo di riferimento è www.microsoft.com/reader). Microsoft Reader è un programma assai pulito e funzionale, ancora nelle prime fasi di un’evoluzione prevedibilmente lunga. Fra le sue caratteristiche salienti sono quelle di organizzare i testi in una ‘biblioteca’ e di permettere di compiere su ciascuno di essi ricerche e annotazioni sia grafiche sia testuali. La leggibilità del testo è assai buona, grazie anche all’adozione di una tecnologia di sub-pixel font rendering – denominata ClearType – che consente di visualizzarlo con una risoluzione migliore di quella normalmente utilizzata dal dispositivo di lettura[19]. Anche gli strumenti di sviluppo per la creazione di e-book in formato Microsoft Reader sono numerosi e di buona qualità[20]. Purtroppo, però, la ben nota tendenza della Microsoft al ‘controllo totale’ ha anche in questo campo conseguenze deleterie (e potenzialmente controproducenti per lo stesso sviluppo del settore). Il meccanismo di protezione adottato offre infatti cinque diversi livelli di protezione del contenuto (DRM), che vanno da un livello 1 caratterizzato dalla totale libertà di distribuzione e di copia a un livello 5 – quello normalmente adottato da case editrici e librerie in rete – caratterizzato invece da restrizioni assai pesanti. In particolare, il DRM5 della Microsoft richiede che il programma di lettura sia ‘attivato’ (un procedimento che lo personalizza per il singolo utente, costruendo una specifica chiave di decrittazione dipendente dal particolare hardware utilizzato), e permette la lettura dell’e-book solo e unicamente sulla versione di Microsoft Reader attivata dal suo acquirente. Il vero problema è che Microsoft Reader può essere attivato solo quattro volte con la stessa chiave[21]: ciò significa che gli e-book per Microsoft Reader protetti attraverso DRM5 sono intrinsecamente volatili, e diventano illeggibili quando l’utente abbia cambiato per quattro volte il proprio hardware (o anche solo formattato quattro volte il proprio disco rigido, o cambiato quattro volte sistema operativo). Un po’ come se un libro si autodistruggesse dopo averlo cambiato quattro volte di scaffale: una caratteristica difficilmente associabile alla nostra idea di libro come strumento in grado di offrire non solo un supporto di lettura, ma anche un supporto di conservazione del testo, e difficilmente compatibile con la costruzione da parte dell’utente di una propria biblioteca ‘stabile’ di testi. Inoltre, il lettore vede assai limitata la propria libertà di ‘spostare’ da un dispositivo all’altro il libro da lui acquistato, magari in occasione di un viaggio o di una particolare esigenza di lavoro: infatti, per attivare Microsoft Reader su un dispositivo portatile utilizzando la stessa chiave già attivata su PC (in modo da poter leggere i libri precedentemente acquistati) occorre ovviamente ‘spendere’ una delle quattro attivazioni a disposizione. Una soluzione di DRM di questo tipo offre insomma all’utente ottimi motivi per preferire i libri su carta a quelli elettronici.

Come se non bastasse, la versione 1 di Microsoft Reader – installata di serie nei dispositivi PocketPC di prima generazione – non consentiva la lettura di libri elettronici codificati col DRM5, non potendo ricavare direttamente dall’hardware i dati specifici necessari alla criptatura ‘sicura’ del testo. Infatti, le specifiche hardware indicate dalla Microsoft per il supporto della prima versione di PocketPC non richiedevano questa funzionalità. E’ dunque solo la seconda generazione di questi dispositivi, in grado di utilizzare il recentissimo sistema operativo PocketPC 2002[22], a permettere la lettura di e-book protetti attraverso DRM5. Tutto ciò ha avuto tre conseguenze, tutte fortemente negative. In primo luogo, molti fra gli utenti che hanno acquistato i primi libri elettronici per Microsoft Reader disponibili sulle librerie in rete che hanno iniziato a sostenere il formato (in prima linea Barnes & Noble e Amazon) hanno scoperto di non poterli utilizzare sui propri dispositivi di lettura palmari: non certo una buona pubblicità per uno strumento assolutamente nuovo, la cui diffusione richiede evidentemente una base di utenti ‘pionieri’ soddisfatti e non frustrati. In secondo luogo, gli utenti che hanno acquistato solo pochi mesi fa un dispositivo palmare basato sulla prima versione di PocketPC si trovano in mano un oggetto già superato, e fortemente limitato proprio nel campo della lettura di libri elettronici. Infine, l’idea di libro elettronico ha finito in questo modo per tornare a collegarsi in primo luogo allo schermo del computer di casa (giacché su quello i libri DRM5 funzionavano, grazie a una versione specifica di Microsoft Reader – la 1.5 – distribuita solo per i sistemi Windows e non disponibile per PocketPC), anziché a quello del più comodo e maneggevole dispositivo portatile. E questa associazione ha ovviamente rafforzato il coro di chi sostiene di non aver alcun bisogno di libri elettronici, dato che la loro lettura sullo schermo del PC è scomoda e stancante. Va da sé che i produttori di libri elettronici e di sistemi di lettura hardware e software avrebbero tutto l’interesse a muoversi nella direzione esattamente opposta, diffondendo l’idea del libro elettronico come strumento comodo e portatile (una sorta di walkman per la lettura). Molte scelte della Microsoft nel campo del DRM hanno avuto dunque la probabile conseguenza di ritardare la diffusione dei libri elettronici, anziché di accelerarla: occorrerà attendere la diffusione dei nuovi dispositivi PocketPC 2002 per valutare se, e quanto, questi errori di strategia abbiano scoraggiato i potenziali utenti.

Per quanto riguarda i contenuti multimediali, Microsoft Reader supporta i core type OEB (testo e immagini), ma non permette per ora l’inclusione diretta nel libro di contenuti multimediali avanzati, come testo e filmati. Una caratteristica del programma spesso criticata dagli addetti ai lavori è l’assenza delle funzioni di stampa su carta. Come si è già accennato, un ‘vero’ e-book non dovrebbe far sorgere questa esigenza: se davanti a un libro elettronico si sente la necessità della stampa, vuol dire che non lo percepiamo come un ‘libro’, come un valido sostituto al volume su carta. Ma se il programma di lettura viene utilizzato sullo schermo del PC di casa, è del tutto normale che l’esigenza di stampare il testo, per poterlo leggere in maniera più comoda altrove, si faccia sentire.

Va infine segnalato l’accordo fra la Microsoft e la società neozelandese Pulse Data (www.pulsedata.co.nz) per l’inserimento di una versione adattata di Microsoft Reader all’interno di un innovativo dispositivo di lettura destinato ai non vedenti, denominato Braille Note.

Riassumendo, Microsoft Reader offre una buona soluzione tecnologica con il vantaggio del riferimento allo standard aperto OEB, limitata però dall’attenzione rivolta in maniera pressoché esclusiva ai sistemi operativi Microsoft (un programma di lettura per il dispositivo dedicato Franklin eBookman, annunciato da tempo, non è mai stato reso disponibile), da scelte che hanno finora di fatto privilegiato come sistema di lettura il PC da tavolo rispetto ai dispositivi portatili palmari e dedicati, e da una politica di DRM francamente suicida. Microsoft attribuisce le scelte in questo campo in primo luogo all’esigenza di rispondere alle richieste iperprotettive degli editori, e ricorda che DRM5 è solo uno, anche se il più sicuro, fra i diversi livelli di protezione offerti. E non è improbabile che – accanto a una buona dose di miopia – alla radice dell’atteggiamento degli editori in campo di DRM vi sia anche il conflitto fra le due contrastanti esigenze di sperimentare soluzioni funzionanti per il nuovo mercato elettronico e di proteggere finché possibile il vecchio mercato cartaceo.

Una interessante (pur se assai meno diffusa) alternativa a Microsoft Reader e al formato .lit è rappresentata da Mobipocket (www.mobipocket.com), un sistema realizzato da una piccola società francese – ma indirizzato in primo luogo al mercato anglofono – e destinato alla vasta schiera di computer palmari (il software di lettura Mobipocket è disponibile per palmari Palm, Windows CE, PocketPC, Psion, oltre che per il lettore dedicato Franklin eBookman). Anche Mobipocket offre strumenti di compilazione che partono da un pacchetto OEB, offre un proprio sistema di DRM a differenti livelli, e soluzioni proprietarie per i server di distribuzione. Le soluzioni DRM adottate da Mobipocket sono comunque anch’esse piuttosto rigide, essendo legate a un identificativo univoco del palmare utilizzato per la lettura.

Un aspetto interessante di Mobipocket è la distinzione, all’interno dei contenuti digitali visualizzabili attraverso il programma di lettura, di tre diverse tipologie: accanto agli e-book veri e propri troviamo infatti le e-news, che corrispondono approssimativamente al mondo della stampa periodica, e che il programma permette di aggiornare automaticamente on-line sostituendo i contenuti più recenti a quelli più datati[23], e gli e-documents, che possono essere creati autonomamente dagli utenti a partire da pagine web o file RTF attraverso una semplice funzione incorporata nell’ultima versione del programma[24].

Anche se Mobipocket è specificamente destinato al settore dei computer palmari, un lettore esiste anche per l’ambiente Windows, mentre i programmi di ‘collegamento’ fra PC e palmare sono disponibili per tutti i principali sistemi operativi (Win, Mac, Linux, Unix).

Infine, su versioni compilate o opportunamente adattate di OEB si basano anche i programmi di lettura disponibili su molti dispositivi dedicati: dai lettori RCA (www.rca.com) al francese Cybook, prodotto dalla Cytale (www.cytale.fr). Il lettore italiano Myfriend, prodotto dal già citato gruppo napoletano IPM Net (www.ipm-net.com), adotta una piattaforma basata sul sistema operativo PocketPC, e include dunque Microsoft Reader come software di lettura.

3.3 Il formato PDF e la strategia Adobe nel settore e-book

Principale concorrente del formato OEB e dei formati compilati da esso derivati è una vecchia conoscenza del mondo dell’editoria elettronica: il formato PDF. Si tratta di un formato proprietario, elaborato dalla Adobe (www.adobe.com) e divenuto uno degli standard più diffusi (tanto da essere riconosciuto ufficialmente anche dall’ANSI) per la produzione, la distribuzione e la stampa di documenti elettronici. Negli ultimi anni la Adobe – che, ricordiamo, è comunque fra i membri dell’OEBF – ha dedicato una grande attenzione allo sviluppo di PDF anche come formato per la distribuzione di libri elettronici, creando un software di lettura specifico – l’Adobe eBook Reader – arrivato al momento in cui scrivo alla versione 2.2.

L’Adobe eBook Reader costituisce una versione migliorata del Glassbook Reader, programma di lettura elaborato a suo tempo dalla Glassbook, una fra le prime e pionieristiche società del settore, acquisita dalla Adobe nell’estate 2000.  Il programma Adobe è disponibile per il momento su piattaforme Windows e Macintosh, e possiede caratteristiche di tutto rispetto: dispone di una propria tecnologia di sub-pixel font rendering – denominata CoolType – per migliorare la leggibilità del testo; consente, oltre alle ‘normali’ funzioni di ricerca e annotazione, link diretti verso pagine Web esterne all’e-book, nonché – se il sistema operativo utilizzato dispone delle relative componenti – la lettura automatica del testo attraverso un sistema di sintesi vocale; permette l’inserimento nel libro elettronico di contenuti multimediali avanzati come suoni e immagini; i suoi meccanismi di DRM permettono di ‘prestare’ o ‘regalare’ ad altri i propri e-book.

In generale, l’Adobe eBook Reader è dunque un prodotto software per molti versi più avanzato rispetto al concorrente Microsoft. A limitarne attualmente il possibile impatto sul mondo dell’e-book sono tuttavia due fattori di notevole rilievo.

In primo luogo, la natura stessa del formato PDF costituisce un ostacolo almeno parziale alla sua adozione nel campo degli e-book. PDF è infatti un “Final Form Description Language”, un linguaggio proprietario nato per la descrizione dettagliata di un formato di stampa e di rappresentazione fisica della pagina, e non uno standard aperto nato per la marcatura logica e strutturata di un testo destinato alla lettura direttamente in formato elettronico, come è il caso del formato OEB. Per superare questo problema sono già disponibili alcuni sistemi (e molti altri sono allo studio) per associare metainformazioni ai file PDF[25], ed è possibile, oltre che auspicabile, una qualche interazione più diretta fra PDF e OEB, che permetta di utilizzare il meglio dei due mondi: le potenzialità degli strumenti OEB per la codifica e la marcatura logica del testo, e l’esperienza degli strumenti PDF per la sua rappresentazione fisica. Un primo passo sarebbe rappresentato da un sistema per la compilazione diretta in formato PDF di un testo OEB, capace di conservare e rendere accessibili al software di lettura le principali metainformazioni descrittive, ad esempio i metadati Dublin Core. Lo sviluppo di sistemi di questo tipo è nel miglior interesse della stessa Adobe, ed è prevedibile che in tempi non lunghissimi li vedremo comparire[26]. Al momento, tuttavia, i due mondi restano distinti: esistono infatti strumenti per ottenere file PDF a partire da file XML (e ricordiamo che OEB non è altro che una particolare applicazione di XML), ma questi strumenti – peraltro di uso piuttosto complesso – non tengono presenti le esigenze specifiche della marcatura OEB per quanto riguarda la conservazione dei metadati descrittivi, e non rappresentano dunque un’effettiva soluzione del problema.

Il secondo fattore problematico è rappresentato dal fatto che anche l’eBook Reader della Adobe sembra al momento orientato più verso il computer da scrivania che verso l’uso attraverso dispositivi dedicati; la stessa definizione di e-book desumibile dalle pagine della Adobe eBooks Central (www.adobe.com/epaper/ebooks) è assai vicina alla caratterizzazione intuitiva di ‘testo di un libro, trasferito in formato elettronico’ che abbiamo discusso e criticato nella prima parte di questo articolo. Il recente annuncio di alleanze e sinergie fra Adobe e Palm (naturale risposta all’avanzata del fronte Microsoft Reader – PocketPC, da parte dei due principali concorrenti di Bill Gates nei settori rispettivamente dell’editoria elettronica e dei sistemi operativi per computer palmari) lascia sperare che anche la Adobe possa in futuro osare di più nel settore dei dispositivi dedicati. Al momento, tuttavia, anche se per la maggior parte dei palmari  esistono strumenti per la lettura di file PDF (nel caso di Palm e PocketPC si tratta di programmi realizzati dalla stessa Adobe, che offrono buone funzionalità), nessuno di essi può a mio avviso fondatamente proporsi come vero e proprio lettore per libri elettronici.

Per quanto riguarda il DRM, il sistema Adobe – che si basa sulla tecnologia Adobe Merchant gestita dagli Adobe Content Server – pur ricorrendo anch’esso alla creazione di chiavi individuali dipendenti dall’hardware installato e dalla sua configurazione, risulta piuttosto flessibile, e consente di specificare individualmente i ‘diritti’ attribuiti all’utente relativamente a operazioni quali il prestito o la cessione del testo, la sua stampa, ecc. Ciò non ha purtroppo impedito alla Adobe di costruirsi anch’essa una cattiva fama in questo delicatissimo settore. A contribuire a tale situazione sono state soprattutto due mosse decisamente sbagliate, che può essere utile ricordare per fornire un’idea di alcune fra le tematiche dibattute nel campo del DRM applicato agli e-book.

La prima è nata da un involontario errore di formulazione: fra le clausole di distribuzione del primo e-book Adobe (una versione elettronica di Alice nel paese delle meraviglie) era l’indicazione secondo la quale il libro non poteva essere… letto a voce alta! In realtà, la clausola Adobe intendeva indicare che non era possibile utilizzare la funzione di lettura vocale del testo: una funzione che, come si è già accennato, è messa a disposizione dal software attraverso una voce di sintesi, e che risulta immediatamente rilevante per la gestione dei diritti, giacché, soprattutto in ambito americano, molte case editrici separano i diritti sulla stampa del testo da quelli relativi alla sua versione audio, venduti a case editrici specializzate nella produzione di audiolibri. Ma la formulazione assai infelice – associata al fatto che il testo distribuito, prelevato dalla biblioteca pubblica del progetto Gutenberg, era comunque fuori diritti – ha provocato le prevedibili ironie sui genitori impossibilitati a leggere a voce alta il libro ai propri figli prima di mandarli a letto. Una versione successiva dell’e-book ha corretto l’errore, ma ha introdotto – forse per dimostrare la flessibilità del sistema di DRM Adobe – clausole non meno curiose e controverse: il testo, che nella prima versione non poteva neanche essere stampato, poteva ora essere stampato… a condizione di non stamparne più di dieci pagine ogni dieci giorni! Questo susseguirsi di limitazioni, in verità piuttosto cervellotiche (tanto da essere poi completamente abolite nell’ultima versione dell’e-book), non ha certo giovato alla buona fama della società statunitense, e ha ad esempio portato Michael Hart – una delle figure di maggior spicco del settore, fin dagli anni ‘70 responsabile del progetto Gutenberg dalla cui biblioteca elettronica era stato tratto il testo dell’Alice – a una polemica piuttosto dura con la Adobe[27].

Il secondo ‘infortunio’ è relativo al cosiddetto caso Elcomsoft: la Adobe ha in un primo tempo attivamente sollecitato le autorità americane a perseguire il giovane programmatore russo Dmitry Sklyarov, responsabile di aver individuato una debolezza nel meccanismo di protezione degli eBook Adobe e di aver elaborato un software capace di sproteggerli. Anche in seguito a queste sollecitazioni, Sklyarov è stato arrestato dalle autorità americane – sulla base del Digital Millennium Copyright Act, la nuova e discutibilissima normativa americana in materia di protezione dei diritti elettronici – in occasione di un convegno a Los Angeles. Per aver commesso in Russia un ‘reato’ che non era tale secondo la legislazione del suo paese, Sklyarov rischia ora negli USA fino a venticinque anni di carcere, e una multa di circa cinque miliardi. Anche se – a seguito delle vibrate proteste delle organizzazioni per la difesa della libertà d’espressione in rete[28] (e non solo: il caso solleva infatti forti interrogativi sulla legittimità internazionale di alcune azioni giudiziarie statunitensi nel campo della protezione dei diritti) – la Adobe ha in seguito assunto una posizione assai più defilata, era ormai difficile evitare la percezione generale di una società interessata più a perseguire e reprimere un programmatore che aveva messo in evidenza un problema effettivo (peraltro non risolto dalla successiva versione del software), che a risolvere il problema stesso.

Riassumendo: le soluzioni Adobe nel campo dei libri elettronici sono caratterizzate da un ottimo livello tecnico, ma hanno il problema di basarsi su un formato proprietario – il formato PDF – che, pur se assai diffuso e internazionalmente riconosciuto, non è orientato alla marcatura logica e strutturata e non è direttamente compatibile con lo standard OEB. Inoltre, per il momento non sono disponibili – se non in forma parziale, relativamente alla semplice lettura dei file PDF su computer palmari – dispositivi dedicati di lettura basati sugli standard e-book della Adobe. Quanto alle soluzioni di DRM, la loro flessibilità è promettente, ma si presta anche, come abbiamo visto, a scelte assai limitative (e talvolta poco razionali).

E’ auspicabile che nel prossimo futuro almeno alcuni di questi problemi possano essere superati: da questo dipendono, a mio avviso, le reali prospettive di penetrazione della Adobe nel settore e-book e la sua capacità di resistere efficacemente allo strapotere Microsoft.

3.4 Altri formati proprietari

Esistono diversi altri formati proprietari, di norma non direttamente compatibili con lo standard OEB e al momento non direttamente compilabili a partire da quest’ultimo, che si propongono come soluzioni nel campo degli e-book. Nella maggior parte dei casi, tali formati offrono in realtà soluzioni di ‘compilazione protetta’ (ad esempio attraverso la creazione di autonomi file eseguibili) di documenti in HTML; pur consentendo la distribuzione in rete e la visualizzazione di testi elettronici, le funzionalità da essi fornite non permettono dunque di collegarli alla concezione di libro elettronico proposta nella prima parte di questo articolo. Si tratta infatti di soluzioni necessariamente legate, per la lettura, allo schermo di un normale PC (e che per di più richiedono in genere l’uso di un sistema operativo Windows).

Fanno eccezione alcuni programmi specificamente rivolti al mondo dei computer palmari, e in particolare di quelli basati su sistema operativo Palm, Windows CE o PocketPC. Ci soffermeremo brevemente solo su due di essi, Palm Reader e Aportis.

Sviluppato inizialmente con il nome di Peanut Reader dalla Peanutpress, con l’acquisizione della Peanutpress da parte della Palm e la sua trasformazione nel gruppo Palm Digital Media il formato Palm Reader è divenuto in sostanza il formato ‘ufficiale’ degli e-book per palmari basati sul sistema operativo Palm. Il relativo lettore è comunque disponibile anche per Windows CE e PocketPC. L’aspetto più interessante del Palm Reader è il sistema di DRM: anziché basarsi su chiavi di cifratura collegate all’hardware utilizzato, che presentano i già ricordati svantaggi sulla persistenza e trasferibilità dei libri elettronici, il Palm Reader utilizza come chiavi direttamente il nome e il numero di carta di credito dell’utente. I libri possono essere dunque duplicati e trasferiti liberamente: la garanzia contro le copie non autorizzate è data dal fatto che difficilmente l’utente che ha acquistato il libro sarà disposto a diffonderne copie, dato che per permetterne l’uso dovrebbe distribuire anche i propri dati personali e il numero della propria carta di credito. Questo tipo di personalizzazione del libro ha il vantaggio di dare all’acquirente originale il massimo di libertà nell’uso dell’e-book acquistato, che può essere facilmente trasferito da un dispositivo all’altro. Purtroppo, il formato di codifica utilizzato dagli e-book per Palm Reader si basa al momento sul cosiddetto ‘Palm Markup Language (PLM), un linguaggio sviluppato autonomamente dalla Palm e assai lontano da OEB e dai linguaggi di marcatura standard. I relativi strumenti di sviluppo, realizzati in Java, sono disponibili per tutti i principali sistemi operativi.

Anche il formato Aportis doc (www.aportis.com) è nato per Palm ed è un formato proprietario, per il quale sono disponibili specifici strumenti di produzione e conversione. L’uso del programma di lettura è assai intuitivo, e recentemente ne è stata resa disponibile una versione anche per PocketPC. L’interesse principale di questo formato è nella vasta biblioteca di titoli gratuiti (oltre 4000) messi a disposizione dalla Aportis; il formato è anche fra quelli adottati dalla E-book Library realizzata dall’Electronic Text Center della University of Virginia, di cui ci occuperemo in seguito.

4 I dispositivi di lettura

Abbiamo parlato spesso dei dispositivi hardware di lettura, che come si ricorderà sono in qualche misura ‘richiesti’ dalla stessa definizione di e-book proposta in questa sede: la disponibilità di un dispositivo di lettura comodo e portatile costituisce infatti una condizione necessaria (anche se non sufficiente) per un’esperienza di lettura in qualche misura paragonabile a quella dei normali libri su carta. Si tratta dunque di un settore di cruciale importanza, che sta muovendo in questi anni i suoi primissimi passi. In effetti, tutti i dispositivi di lettura che ho fin qui avuto modo di esaminare mi hanno lasciato con la stessa impressione: quella di trovarmi di fronte a strumenti dalle grandissime potenzialità, orientati a operazioni in parte diverse da quelle possibili attraverso un normale computer (sia esso un desktop o un notebook), capaci di permettere la lettura di testi elettronici in maniera in molti casi più comoda di quella possibile in precedenza in ambiente elettronico, ma ancora decisamente immaturi. Strumenti, insomma, di prima o al più di seconda generazione, il cui carattere sorprendentemente innovativo, ma anche per molti versi provvisorio e insoddisfacente, emerge a ogni tasto premuto e a ogni pagina sfogliata, un po’ come capitava con i primissimi personal computer. L’effettivo sviluppo del settore degli e-book sarà possibile solo quando questi dispositivi avranno compiuto un vero e proprio salto di qualità. Le premesse per questo salto, tuttavia, cominciano ad esserci.

Non entrerò ovviamente in questa sede in discussioni dettagliate sulle caratteristiche dei singoli lettori. Proverò invece a proporne una classificazione, distinguendone quattro tipologie e ricordando i principali dispositivi che ricadono in ciascuna di esse. Tutte e quattro le tipologie hanno in comune le seguenti caratteristiche:

  • si tratta di dispositivi dall’interfaccia hardware fortemente innovativa rispetto sia ai tradizionali computer da scrivania, sia ai tradizionali computer portatili (notebook);
  • si tratta di dispositivi portatili e relativamente leggeri, che non richiedono necessariamente un piano d’appoggio (possono quindi ad esempio essere facilmente utilizzati da una persona seduta in poltrona, una delle più abituali situazioni di lettura nel caso dei libri a stampa);
  • si tratta per lo più di dispositivi pen-based dotati di schermi sensibili al tatto, nei quali lo strumento principale di input è costituito da una piccola penna di plastica con la quale ‘toccare’ lo schermo, anziché da mouse o tastiera;

Ecco, nel dettaglio, le quattro tipologie:

    1. Lettori rigidi dedicati: si tratta di strumenti nati con la funzione specifica o prioritaria di consentire la lettura di e-book, e generalmente ispirati a un normale libro a stampa per quanto riguarda forma e dimensioni. A seconda delle caratteristiche, il loro prezzo varia approssimativamente fra i 300 e i 1200 Euro. Appartengono a questa categoria i due lettori RCA REB 1100 e 1200 (sviluppati su tecnologie Gemstar e basati su due fra i primi lettori dedicati, oggi non più in produzione: rispettivamente, il Rocket eBook della Nuvomedia e il SoftBook della SoftBook Press. Il REB 1100, più economico, ha uno schermo monocromatico; il REB 1200 ha invece uno schermo a colori di buona qualità. Sito di riferimento: www.rca.com), il recentissimo GoReader (una sorta di ‘ibrido’ fra dispositivo dedicato e tablet computer. Sito di riferimento: www.goreader.com), il coreano hieBook (dichiara piena compatibilità con il formato OEB. Sito di riferimento: www.hiebook.com), il francese Cybook (sito di riferimento: www.cytale.com), l’italiano MyFriend (caratterizzato dall’altissima qualità dello schermo a colori, ma anche da un prezzo piuttosto elevato. Adotta il sistema operativo PocketPC. Sito di riferimento: www.ipm-net.com), il piccolo Franklin eBookMan (al momento il più economico, con dimensioni e funzionalità a cavallo fra quelle degli altri dispositivi dedicati e quelle di un computer palmare. Sito di riferimento: www.franklin.com). Scopi più di ricerca che commerciali sembrano essere quelli di Xlibris, un prototipo sviluppato presso uno dei maggiori centri di ricerca del settore, i laboratori Xerox di Palo Alto (sito di riferimento: www.fxpal.com/xlibris). Fra i dispositivi annunciati, ma non ancora disponibili, sono l’AlphaBook (che annuncia la compatibilità con i file PDF e un prezzo attorno ai 500 Euro, piuttosto competitivo per un dispositivo con display a colori da 12 pollici. Sito di riferimento: www.tetrawave.com) e il t-Book (sito di riferimento: www.t-boook.com).
    2. Computer palmari dotati di software per la lettura di e-book. Si tratta di dispositivi in genere piuttosto piccoli (le dimensioni dello schermo sono quelle di un normale pacchetto di sigarette, o poco maggiori), spesso adatti al trasporto ‘da taschino’. Possono avere schermi monocromatici o a colori, e offrono numerose funzionalità: calendario e gestione degli appuntamenti e dei contatti, rubrica telefonica, annotazioni e semplici funzioni di videoscrittura e di foglio elettronico, spesso gestione delle mail, possibilità di annotazioni vocali e di ascolto di file in formati compressi (MP3 o altro). La lettura di libri elettronici è dunque solo una delle funzionalità offerte, e di norma non è quella considerata strategicamente centrale per la diffusione sul mercato del dispositivo. A questa categoria appartengono i palmari basati su sistema operativo Palm (disponibili in numerosi modelli, di diverse dimensioni e con schermi monocromatici o a colori. Quelli prodotti direttamente dalla Palm sono al momento i palmari più diffusi sul mercato statunitense, mentre modelli su licenza sono prodotti dalla Handspring, dalla Sony e da diverse altre case), quelli basati sul sistema operativo Microsoft PocketPC (realizzati da numerose case produttrici, fra le quali Compaq, HP, Casio, Toshiba; dispongono di serie del lettore Microsoft Reader) e sul suo predecessore, Windows CE (ormai in genere fuori produzione. Per Windows CE non è disponibile Microsoft Reader ma sono disponibili lettori prodotti da terze parti, come il ricordato Mobipocket), e, relativamente meno diffusi e meno comodi, almeno per quanto riguarda la lettura di e-book, quelli prodotti dalla Psion e basati sul sistema operativo Epoc 32.
    3. Tablet PC. Si tratta di dispositivi portatili più grandi di un palmare (le dimensioni dello schermo sono in genere comprese fra i 10 e i 12 pollici), la cui interfaccia si basa sul modello del blocco per appunti. Possono utilizzare un sistema operativo proprietario, un sistema operativo per palmari (di norma Windows CE o Microsoft PocketPC), oppure una versione appositamente adattata di un sistema operativo ‘normale’, come Windows 98 o Windows XP. Al momento, i dispositivi esistenti sono piuttosto cari – con prezzi paragonabili a quelli di un buon notebook, e talvolta anche più alti – e orientati a una fascia abbastanza specifica di mercato, quella interessata alle applicazioni ‘sul campo’ (rappresentanti di commercio, lavoro in cantieri, spedizioni e consegne, ecc.). Dispositivi di questo genere possono essere utilizzati per leggere e-book, ma non si tratta certo dell’applicazione principale presa in considerazione al momento della loro progettazione. La situazione promette tuttavia di cambiare con il lancio da parte della Microsoft di un’architettura Tablet PC proprietaria[29], che dovrebbe essere destinata all’uso ‘mobile’ quotidiano e coprire una gamma assai più ampia di esigenze. La lettura di libri e riviste elettroniche, assieme alla navigazione in rete, alla riproduzione audio-video, alle funzionalità di controllo centrale per elettrodomestici ‘intelligenti’ e all’uso come ‘quaderno’ di annotazione veloce, dovrebbe costituire una delle applicazioni di punta di questi strumenti, che potrebbero trovare nel mercato della scuola e dell’educazione uno dei settori di maggior diffusione.
    4. Dispositivi flessibili basati su ‘carta elettronica’ (e-paper). La carta elettronica, come immaginata dai suoi propugnatori, è un sottile strato flessibile di plasticato, dello spessore simile a quello dei lucidi per lavagna luminosa, in grado di funzionare come display. Su dispositivi di questo tipo sono al lavoro soprattutto due società: la Xerox, che nei laboratori di Palo Alto ha sviluppato la tecnologia Gyricon (basata su minuscole sfere bicolori in grado di ruotare, rispondendo ad adeguati impulsi elettrici, per mostrare una delle due facce. I caratteri della scrittura vengono composti orientando opportunamente i milioni di sferette distribuite sulla superficie del foglio plasticato. Sito di riferimento: www.parc.xerox.com/dhl/projects/gyricon) e la E-ink (che studia un display costruito attraverso la tessitura, all’interno di un sottile foglio plasticato, di sottili microcelle del diametro paragonabile a quello di un capello. Al loro interno, in un medium liquido, sono sospese minuscole sferette bianche, caricate positivamente, e nere, caricate negativamente. Un campo elettrico a bassissimo potenziale, controllato da un microprocessore, ha il compito di far ‘affiorare’ sulla superficie, a seconda delle necessità, le sferette bianche o quelle nere, in modo da formare i caratteri del testo. Sito di riferimento: www.eink.com).
      Dispositivi di questo genere, se e quando arriveranno allo stadio della distribuzione commerciale (dal quale sembrano ancora piuttosto lontani, anche se entrambe le società dichiarano la disponibilità dei primi dispositivi nei prossimi cinque anni), forniranno ai testi elettronici un supporto di lettura ancor più vicino alla tradizionale carta stampata, permettendo di sviluppare libri (e giornali) elettronici flessibili e leggerissimi. Un vantaggio importante di queste tecnologie è inoltre rappresentato dai consumi: mentre un tradizionale display consuma con continuità energia elettrica per mantenere le informazioni a video, soluzioni quali quelle appena considerate consumano energia solo nel momento di cambiare l’immagine visualizzata (in sostanza, solo nel momento di ‘cambiare pagina’): in tal modo, si potrebbe aumentare notevolmente l’autonomia del dispositivo di lettura.

Pur nella sua brevità, questa rassegna sullo stato dell’arte nel campo dei dispositivi hardware di lettura dovrebbe credo bastare a confermare la situazione ancora assolutamente pionieristica del settore: con buona pace di chi ha considerato il mercato degli e-book prima una realtà destinata a un boom immediato e spettacolare, e pochi mesi dopo un fallimento completo e definitivo. Gli e-book hanno effettivamente il potenziale per sostituire, in moltissime situazioni, il libro su carta, ma si tratterà di un processo lento, che richiederà l’elaborazione di soluzioni hardware, software e commerciali assai migliori di quelle oggi disponibili, e un notevole lavoro di elaborazione culturale. A dispetto delle necessità e dei tempi accelerati della comunicazione spettacolarizzata, un primo bilancio sarà possibile solo sul medio periodo, e la conquista da parte dei libri elettronici di una quota ragionevolmente significativa del mercato editoriale richiederà a mio avviso almeno una decina d’anni[30].

5 L’e-book e la biblioteca

L’insieme di problemi posti al mondo delle biblioteche dalla nascita e – se e quando assisteremo a un miglioramento dei dispositivi di lettura e delle politiche di distribuzione – dalla prevedibile diffusione dei libri elettronici, è evidentemente di estrema complessità. Fra le tematiche più rilevanti, dovranno essere sicuramente affrontate quella della conservazione dei libri elettronici (che riguarda, è bene ricordarlo, non solo il testo ma anche gli strumenti per la sua decodifica e lettura), dei relativi criteri catalografici, dell’accessibilità dei testi e delle dotazioni hardware e software necessarie a una biblioteca per permetterne la consultazione, dei connessi (e come abbiamo visto non semplici) problemi di gestione dei diritti.

Si tratta di una galassia di temi che non è ovviamente possibile affrontare in modo compiuto in questa sede. Per cercare almeno di fornire un quadro di riferimento sommario, può essere opportuno separare i problemi che riguardano la conservazione del testo elettronico degli e-book e la predisposizione (eventualmente centralizzata) dei relativi record catalografici da quelli che riguardano la loro consultazione da parte del pubblico. Le prime due tematiche, infatti, riguardano in modo sostanzialmente analogo sia i testi sotto diritti sia quelli fuori diritti (anche se la differenza andrà ovviamente tenuta presente), mentre la terza richiederà procedure assai diverse nei due casi.

Per quanto riguarda la conservazione, occorrerà prevedere disposizioni specifiche relative al deposito dei testi: compito più facile nel caso degli e-book realizzati da grandi case editrici (al momento si tratta, nella maggior parte dei casi, di opere disponibili anche in una versione a stampa, ma è probabile che in futuro le opere pubblicate solo in formato elettronico tenderanno ad aumentare), ma assai più complesso se si considera che una delle potenzialità specifiche dei formati elettronici è quella di permettere con relativa facilità forme di self-publishing, per di più relative a materiali che hanno la caratteristica, tipica dei media digitali, di poter essere frequentemente modificati, dando vita a una successione di ‘edizioni’ diverse. Personalmente, mi sembra difficile che le molte forme di ‘personal publishing’ possibili nel settore degli e-book possano essere regolamentate attraverso previsioni di deposito centralizzato obbligatorio, senza che la relativa normativa rischi di venir percepita come un’imposizione coercitiva e come una forma di controllo sui contenuti. Più ragionevole potrebbe essere affiancare a procedure di deposito digitale, da prevedere nel caso degli e-book pubblicati da case editrici riconosciute (con assegnazione di numero ISBN), strumenti e procedure pubbliche di deposito volontario, con garanzie di conservazione e criteri catalografici unitari, a disposizione della galassia prevedibilmente composita di iniziative personali e amatoriali. Un’attenzione particolare andrà dedicata al mondo della ricerca, eventualmente anche attraverso convenzioni specifiche stipulate con le istituzioni di deposito. Un’iniziativa interessante di questo tipo è rappresentata nel nostro paese dall’accordo fra l’Università di Firenze e la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze per il deposito delle pubblicazioni elettroniche e multimediali edite dalla Firenze University Press, la nuova struttura creata dall’Ateneo fiorentino per lo sviluppo dei servizi di editoria elettronica[31].

Va ricordata, in collegamento col tema della conservazione, una questione già ben nota ai responsabili di archivi digitali: la conservazione del singolo file è solo una parte del problema, dato che occorre garantire anche la disponibilità degli strumenti di accesso al contenuto digitale, e dunque dei programmi e dei dispositivi di lettura. La rapida obsolescenza di tali strumenti richiede lo sviluppo di politiche specifiche di conservazione, magari centralizzata, delle versioni successive sia dei software di lettura, sia dei lettori hardware (in quest’ultimo caso può aiutare R