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Versione 1.1 - 8 gennaio 2001
L'articolo
che segue è stato realizzato per il Bollettino AIB (Associazione
Italiana Biblioteche) ed è in via di pubblicazione nel
n. 4/2001 di tale rivista, pp. 7-37. Eventuali osservazioni e commenti
sono benvenuti e possono essere inviati all'indirizzo e-mail roncaglia@mclink.it.
Una
versione preliminare dello stesso articolo (parzialmente corretta
nella versione a stampa e in questa versione HTML) è disponibile
anche in formato RTF+ZIP: 
Sono
grato a Marisa Cimino, Katia D'Eramo, Grazia Farina, Caterina Felicioli,
Andrea Marcon, Federico Meschini, Matteo Sanfilippo, Giovanni Solimine
per aver letto, commentato e/o in varie forme corretto e stimolato
questo lavoro; ringraziamento tanto più sentito, in quanto
l'esigenza di non scompaginare la numerazione delle note non ha
permesso di introdurlo nella versione a stampa dell'articolo. La
responsabilità delle tesi espresse e degli eventuali errori
resta ovviamente e interamente mia.
1.
Cos’è un libro elettronico?
L'uso
dell’espressione ‘libro elettronico’, o del più
diffuso anglismo e-book, è tutt’altro che univoco,
e le definizioni proposte non sono prive di aspetti problematici.
Il tentativo di definizione probabilmente più rigoroso è quello
fornito dal documento A Framework for the Epublishing Ecology,
redatto dall’Open eBook Forum (un organismo del quale ci occuperemo
estesamente in seguito). In tale documento, l’e-book (contrazione
di electronic book) è definito come
a
Literary Work in the form of a Digital Object, consisting of one
or more standard unique identifiers, Metadata, and a Monographic
body of Content, intended to be published and accessed electronically.[1]
Più
concisa – e non proprio illuminante – è la definizione
fornita dall’EBX working group, che fino alla recente fusione
con l’Open eBook Forum era stato un altro fra gli organismi
di riferimento del settore: nel draft 0.8 delle EBX system specification
un e-book è definito come “a digital object that is an electronic
representation of a book”[2].
Dal canto loro Andrew Cox e Sarah Ormes, in un interessante intervento
nel quale il tema è affrontato dedicando particolare attenzione
all’impatto sul sistema educativo e bibliotecario, parlano
di libri elettronici (electronic books) a proposito di
(...)
texts downloaded from the web and read either on a PC or handheld
device using special software or a web browser (which we will
refer to as E-Books) or read on a dedicated piece of hardware
(which we will refer to as an E-Book reader).[3]
Le
differenze fra queste definizioni – e fra le molte altre proposte
in letteratura[4] – potrebbero essere oggetto di lunghe discussioni.
In alcuni casi l’accento è posto prevalentemente sul contenuto
in formato digitale[5], in altri sull’unione
di contenuti digitali e strumenti hardware di lettura. In alcuni
casi – come nella ricordata definizione dell’Open eBook
Forum – si sottolinea l’importanza di una organizzazione
‘monografica’ del testo e della presenza di metadati
descrittivi, in altri il riferimento sembra essere genericamente
a qualunque tipo di testualità elettronica. Talvolta, come nella
definizione proposta da Ana Arias Terry[6] o in quella fornita nelle
FAQ (Frequently Asked Questions) del servizio NetLibrary[7], l’idea di libro elettronico
sembra presupporre la disponibilità del testo anche in forma cartacea,
talvolta invece l’accento è posto sull’esplorazione
delle peculiari caratteristiche di multimedialità e interattività
associabili alla testualità elettronica. Anche il riferimento al
Web come canale privilegiato di distribuzione è presente in alcune
definizioni e totalmente assente in altre.
Nel
complesso, comunque, chi parla di e-book sembra fare spesso
riferimento a un’accezione assai estesa del termine, attribuendo
la qualifica di libro elettronico a qualunque testo compiuto, organico
e sufficientemente lungo (‘monografia’), eventualmente
accompagnato da metadati descrittivi, disponibile in un qualsiasi
formato elettronico che ne consenta – fra l’altro –
la distribuzione in rete, e la lettura attraverso un qualche tipo
di dispositivo hardware, dedicato o no. Il frequente riferimento
al modello rappresentato dal tradizionale libro su carta –
e al complesso insieme di connotazioni ad esso collegato –
resta di norma abbastanza generico, e sembra giustificarsi per lo
più attraverso un ragionamento controfattuale, in verità non particolarmente
rigoroso (e per di più normalmente implicito): considerate la sua
lunghezza e le sue caratteristiche di compiutezza e organicità,
se il testo in questione, anziché essere disponibile in formato
elettronico, fosse stampato, sarebbe probabilmente stampato sotto
forma di libro. Molto spesso, del resto, i testi disponibili in
formato e-book corrispondono a libri pubblicati anche su
carta, anche se – con buona pace della già ricordata proposta
di Ana Arias Terry – sembra davvero difficile fornire una
qualche plausibile motivazione per escludere a priori dal novero
dei libri elettronici le opere disponibili unicamente in formato
digitale.
E’
importante notare come, nell’accezione sopra considerata,
nessun vincolo particolare sia posto né sui dispositivi di lettura,
né sugli strumenti software utilizzati per accedere ai testi. Apparentemente,
per molti fra gli operatori del settore, anche un documento scritto
con un qualunque word processor o una normale pagina Web potrebbero
dunque, purché conchiusi e sufficientemente lunghi, essere considerati
'libri elettronici'.
Al
variegato ma – come si è visto – almeno per qualche
aspetto convergente panorama delle definizioni di e-book
fin qui discusse si contrappone una posizione forse minoritaria,
ma non per questo meno interessante: quella di chi rifiuta la stessa
idea di libro elettronico, considerandola una sorta di ossimoro
e difendendo la tesi secondo la quale può dirsi legittimamente 'libro'
solo il libro a stampa, con il quale i prodotti dell'editoria elettronica
sarebbero – considerate le loro peculiari caratteristiche
e potenzialità – in linea di principio non confrontabili.
Nel suo intervento al recente convegno dedicato agli e-book dall’Università
della Tuscia, l’editore Giuseppe Laterza ha difeso una tesi
di questo tipo, sottolineando le differenze esistenti fra ‘assemblaggio
digitale’ di contenuti multimediali e realizzazione di un
libro destinato alla stampa[8]. Strumenti utilizzati e possibilità espressive sono
a suo giudizio talmente diversi nei due casi, da rendere non solo
difficile ma anche sbagliato utilizzare in maniera troppo diretta
il modello ‘libro’ nel mondo dei nuovi media digitali[9]. Nel sostenere che i libri elettronici siano cosa
radicalmente ‘altra’ rispetto a quelli a stampa, la
preoccupazione è evidentemente anche quella di conservare all’editoria
tradizionale un proprio spazio autonomo e non riducibile. Interesse
dunque per le nuove realizzazioni rese possibili dall’uso
degli strumenti elettronici, accompagnato però dall’invito
a lasciare al libro su carta, e a chi lo pubblica, la funzione di
trasmissione e mediazione culturale da essi tradizionalmente svolta:
funzione certo non più esclusiva, ma non per questo meno importante.
La
posizione che intendo sostenere in questa sede è in qualche misura
intermedia fra le due tesi appena riassunte. Il rifiuto delle posizioni
‘estreme’ nasce da un’assunzione di fondo: l’idea
secondo cui l’insieme di pratiche e di modelli teorici che
costituiscono l’eredità di (almeno) cinque secoli di ‘cultura
del libro’ non vada né dimenticata o abbandonata, né considerata
un dato non modificabile, ma possa e debba invece continuare la
propria evoluzione – in forme certo in parte nuove e inattese
– anche nell’era dei media digitali.
Da
questo punto di vista la prima posizione, che potremmo caratterizzare
come tesi dell’ubiquità dell’e-book nell’ambiente
elettronico, ha il difetto di dimenticare che un ‘libro’
non corrisponde solo a un particolare modello di organizzazione
testuale (un testo di norma lineare, unitario, chiuso, sufficientemente
lungo…) ma anche allo strumento fisico che ne consente la
fruizione: un oggetto che ha determinate dimensioni, una certa forma,
un certo peso, un certo numero di pagine, usa un certo tipo di carta
e un certo tipo di caratteri tipografici, ha una particolare rilegatura.
Naturalmente, il libro come testo e il libro come oggetto fisico
non vanno confusi: semiologi e storici dei media ci hanno insegnato
a distinguere con cura queste due accezioni del termine ‘libro’,
ed anzi ad individuarne altre in qualche misura intermedie (si pensi
ad esempio al concetto di ‘edizione’). E tuttavia quando
parliamo di cultura del libro facciamo riferimento proprio allo
spazio storico e teorico di interazione fra questi concetti, sì
che nel senso forse più diffuso del termine un ‘libro’
è per noi l’unione di scrittura, testualità, da un lato, e
supporto, interfaccia di lettura, dall’altro.
Si
obietterà: perché questo genere di considerazioni – e in particolare
la dimensione dell’interfaccia fisica di lettura propria del
tradizionale libro a stampa – dovrebbe conservare un peso
anche nel campo dell’editoria elettronica, per sua natura
apparentemente lontano dalla fisicità della carta e dell’inchiostro?
Il punto fondamentale è che, come ben sappiamo, le caratteristiche
dell’interfaccia utilizzata per la lettura non sono affatto
‘neutrali’, e non mancano di influenzare né le strutture
testuali, né i modi di fruizione del testo. Un libro su carta può
essere letto con facilità in scrivania o in poltrona, a letto o
sulla sdraio sotto l’ombrellone; può essere sottolineato e
annotato (come ci ricorda l’esempio di Fermat, nei limiti
spesso tiranni dello spazio bianco disponibile a margine del testo);
può essere conservato in uno scaffale o preso in prestito da una
biblioteca; richiede specifiche procedure di stampa, immagazzinamento
e distribuzione, e così via. Queste caratteristiche non sono accessorie
e accidentali: al contrario, sono una componente importante –
talvolta essenziale – del nostro concetto di libro. La storia
della ‘cultura del libro’ è anche la storia del loro
sviluppo e della loro progressiva trasformazione.
L’editoria
elettronica può, volendo, disinteressarsi di questa storia, e preoccuparsi
solo delle caratteristiche intrinseche dei suoi peculiari ‘oggetti
digitali’. Ma non sarebbe una scelta saggia. L’obiezione
principale (per molti versi assolutamente fondata) mossa ai profeti
della nuova editoria digitale dai difensori del libro a stampa è
che leggere un libro su carta è “molto più comodo” che
leggere sullo schermo di un computer. Questa ‘comodità’
è frutto di una lunga evoluzione, che ha reso il libro a stampa
un oggetto ergonomicamente quasi perfetto e ha creato nell’utente
abitudini e aspettative che potranno certo progressivamente cambiare,
ma che non sarebbe sensato voler mutare nello spazio di pochi anni,
soprattutto se il mutamento è percepito dall’utente stesso
come faticoso e poco o per nulla vantaggioso.
Il
solo testo elettronico, dunque – anche se corrisponde al contenuto
testuale di un libro a stampa – non è a mio avviso di per
sé un libro elettronico: perché si possa parlare di e-book occorre
che possa essere fruito attraverso interfacce adeguate, che rappresentino
un’evoluzione naturale di quelle alle quali ci ha abituato
il libro su carta (e quindi non solo un’evoluzione tecnologica
del PC da scrivania): strumenti portatili, leggeri, poco stancanti
per la vista, privi di cavi e fili elettrici, possibilmente non
troppo costosi e non troppo fragili. L’esistenza di buoni
(e comodi) strumenti per la lettura di testi elettronici è, da questa
prospettiva, un prerequisito indispensabile non solo per la diffusione
commerciale dei libri elettronici, ma per la stessa riflessione
teorica sulle loro caratteristiche. La tesi dell’ubiquità
dell’e-book nell’ambiente elettronico, evitando di fare
assunzioni sugli strumenti di lettura o – peggio – considerando
scontato che il normale computer da scrivania costituisca l’interfaccia
‘naturale’ per la lettura di libri elettronici, manca
di prendere in considerazione una dimensione fondamentale del nostro
concetto di libro e delle nostre pratiche di lettura.
Veniamo
ora alla seconda posizione, che potremmo etichettare come tesi
della radicale eterogeneità di libro a stampa e media digitali.
Per giustificarla, viene solitamente addotta una (e talvolta entrambe)
delle due assunzioni seguenti: 1) l’idea che le interfacce
informatiche – considerate evidentemente a partire dal modello
rappresentato dal computer da scrivania – siano inevitabilmente
scomode, stancanti e comunque incapaci di raggiungere la portabilità
e l’ergonomia del libro a stampa; 2) l’idea che la possibilità
offerta dai media digitali di integrare contenuti multimediali e
di organizzarli in maniera ipertestuale e interattiva porti inevitabilmente
alla realizzazione di ‘oggetti informativi’ assai lontani
dal modello chiuso, lineare e basato principalmente sulla testualità
scritta proprio del libro a stampa.
Si
tratta di due assunzioni diverse, che è bene non confondere. La
prima è a mio avviso semplicemente erronea, e non tiene conto dell’assoluta
‘gioventù’ delle interfacce informatiche. L’evoluzione
tecnica è in questo campo rapidissima, e anche se lo sviluppo di
interfacce ergonomicamente valide richiede un lavoro di studio e
ricerca che va ben oltre la mera disponibilità delle necessarie
risorse tecnologiche, non c’è motivo per ritenere che questo
lavoro non debba portare nel medio periodo a risultati soddisfacenti.
I lettori per e-book e i computer palmari oggi disponibili
offrono già un’interfaccia di lettura assai più comoda del
monitor da scrivania[10], e – pur trattandosi solo dei primi prototipi,
per molti versi ancora poco soddisfacenti – indicano una chiara
direzione di sviluppo, alla quale si affiancano gli studi in settori
ancor più innovativi quali quelli della e-paper e dell’e-ink.
Vi sono pochi dubbi sul fatto che entro una ventina di anni avremo
a disposizione lettori per testi elettronici assai più comodi, portabili
ed ergonomici di quelli attuali: a quel punto, la possibilità di
utilizzarli per leggere e consultare intere biblioteche di testi,
associata alle possibilità di ricerca e di annotazione e manipolazione
del testo proprie del formato digitale, potrà costituire un vantaggio
decisivo rispetto ai tradizionali libri a stampa.
La
seconda assunzione è più interessante, e ha sicuramente un fondamento
di verità. E’ difficile pensare che, avendo la possibilità
di affiancare al testo e alle illustrazioni statiche dei libri tradizionali
anche suoni e filmati, questa possibilità non venga usata da autori
ed editori. Ciò porterà alla realizzazione di ‘oggetti informativi’
di nuovo tipo, che conserveranno alcune caratteristiche dei libri
ai quali siamo abituati affiancandovi caratteristiche nuove, in
parte mutuate dal mondo musicale e da quello cinematografico e televisivo.
Un processo di ibridazione di questo tipo spaventerà o scandalizzerà
alcuni e probabilmente incuriosirà altri: sicuramente richiederà
diversi decenni di sviluppo perché si possano consolidare modelli,
stili espressivi, abitudini di scrittura e di lettura. Il problema
che ci interessa in questa sede è tuttavia un altro: è davvero prevedibile
che queste possibilità di ‘assemblaggio multimediale’
rendano obsoleta la scrittura tradizionale, la narrazione lineare,
l’eredità testuale della cultura del libro? Personalmente
ne dubito: credo che continueremo anche a scrivere (e a leggere)
opere testuali prive di ‘orpelli’ multimediali. Materiali
visivi e sonori, che per determinati scopi potrebbero costituire
un arricchimento, in altri casi potrebbero invece rappresentare
una distrazione o – nell’indirizzare e nel fissare l’immaginazione
– un elemento controproducente di rigidità. Penso insomma
che la possibilità di ‘libri ibridi’ basati sull’assemblaggio
di contenuti multimediali e su strutture interattive e ipertestuali
offrirà un campo nuovo alla ricerca e alla sperimentazione, anche
letteraria; produrrà probabilmente opere valide e – inevitabilmente
– molta spazzatura, ma non ucciderà la cultura del libro:
sia perché continueremo a scrivere e a leggere opere molto più tradizionali,
sia perché gli stessi libri ‘multimediali’ non potranno
non riprendere (proprio nello svilupparli e nel modificarli) elementi
e caratteristiche propri della nostra tradizione testuale. E’
questo, ritengo, il senso nel quale va accolta – nel campo
dell’editoria elettronica – la tesi secondo la quale
i nuovi media tendono a affiancarsi e integrarsi ai media esistenti,
più che a sostituirli.
Se
è così, perché pensare che i lettori elettronici, una volta superati
i problemi ergonomici ai quali si accennava prima, non possano essere
utilizzati anche per leggere testi più tradizionali? Quali caratteristiche
peculiari e specifiche dell’editoria su carta ne impedirebbero
il passaggio al mondo dei bit, una volta garantita la disponibilità
di strumenti di lettura capaci di non far rimpiangere la comodità
del tradizionale libro a stampa, e una volta stabilito che le potenzialità
pur rivoluzionarie di tali strumenti di lettura non devono comunque
necessariamente trasformare ogni libro in una sorta di film interattivo?
Siamo davvero convinti che il nostro amore per i libri sia legato
principalmente alle sensazioni tattili offerte dalla carta o all’odore
di colla del libro intonso?
Dalle
osservazioni fin qui svolte emerge la proposta di una definizione
– certo ancora per molti versi insoddisfacente – del
concetto di libro elettronico in parte diversa da quelle ricordate
in apertura: una definizione che alla considerazione dell’e-book
come oggetto digitale affianchi la dimensione pragmatica dell’interfaccia
e delle modalità di lettura[11]. In base a tale definizione potremmo parlare
di libro elettronico, o e-book, davanti a un testo elettronico
ragionevolmente esteso, compiuto e unitario (‘monografia’),
opportunamente codificato ed eventualmente accompagnato da metainformazioni
descrittive, accessibile attraverso un dispositivo hardware
e un'interfaccia software che consentano:
- una
lettura comoda e agevole (tanto da non far rimpiangere il libro
o non far sorgere il desiderio di stampare su carta ciò che si
sta leggendo) in tutte o almeno nella maggior parte delle situazioni
nelle quali siamo abituati ad utilizzare i libri a stampa: in
poltrona, a letto, in viaggio, ecc.
- la
capacità di dare accesso a tutte le tipologie di organizzazione
testuale proprie della cultura del libro, consentendone una fruizione
completa e soddisfacente. Il libro elettronico potrà dunque prevedere
anche l'uso di strumenti ipertestuali e multimediali (e in tal
caso permetterà di creare e leggere nuove forme di testualità),
ma dovrà innanzitutto permettere la comoda lettura di un testo
lineare, offrendo strumenti di annotazione rapida, sottolineatura,
uso di segnalibri, ecc., accanto agli strumenti di ricerca e navigazione
avanzata propri del formato digitale.
Questi
due requisiti, e in particolare il primo di essi, escludono a nostro
avviso dal novero dei libri elettronici in senso stretto testi che
possano essere letti solo su un computer da scrivania.
Come si è già accennato, il computer da scrivania è uno strumento
di lettura scomodo e poco flessibile, soprattutto quando si ha a
che fare con testi lunghi e dalla struttura complessa o con testi
narrativi.
Per
motivi in parte speculari, la definizione proposta tende ad escludere
dal novero dei libri elettronici anche i casi in cui il testo elettronico
funge unicamente da ‘supporto di trasferimento’ dell’informazione:
i testi elettronici destinati alla stampa su carta (come accade
nel caso del print on demand, o di formati elettronici sviluppati
con lo scopo specifico di ottimizzare la resa a stampa) possono
certo rivoluzionare i meccanismi tradizionali di distribuzione dei
libri, ma l’oggetto informativo utilizzato dall’utente
per la lettura resta comunque un libro a stampa, non un libro elettronico.
Da questo punto di vista, il print on demand trova il proprio
spazio specifico in una situazione contingente e di transizione
(anche se la transizione non sarà necessariamente brevissima): quella
nella quale il testo elettronico rappresenta uno strumento di distribuzione
dell’informazione di gran lunga più comodo ed economico rispetto
al libro a stampa, ma il libro a stampa rimane lo strumento ergonomicamente
più comodo per la lettura da parte dell’utente finale[12].
Le
considerazioni generali fin qui svolte sono alla base di alcune
delle scelte che ho ritenuto di operare nelle pagine che seguono.
Soffermandomi sulla situazione attuale del settore e-book,
sui principali dispositivi di lettura e sui principali formati esistenti,
concentrerò dunque la mia attenzione sulle soluzioni indirizzate
all’uso su dispositivi di lettura dedicati (o comunque compatibili
con tale uso), rispetto a quelle orientate alla miglior stampa del
testo elettronico o alla sua miglior lettura sullo schermo di un
tradizionale computer da scrivania. Specificherò tuttavia i casi
nei quali per un determinato formato sono disponibili programmi
di lettura utilizzabili anche sui sistemi operativi dei normali
PC: in una fase nella quale i lettori dedicati sono ancora poco
diffusi e comunque tecnologicamente poco soddisfacenti, può essere
infatti utile sperimentare le soluzioni proposte, in particolare
per quanto riguarda le caratteristiche dell’interfaccia software
di lettura, utilizzando gli strumenti dei quali già si dispone.
Fermo restando che, per adesso, di sperimentazione si tratta: proprio
per le caratteristiche ergonomiche del normale monitor da scrivania,
chi si aspetta un boom di diffusione o di vendite di pretesi ‘libri
elettronici’ destinati a essere letti in primo luogo sul PC
di casa resterà infatti molto probabilmente deluso.
2.
Qualche distinzione
Come
risulterà già chiaro dalle considerazioni fin qui svolte, nel parlare
di libri elettronici occorre distinguere – accanto al testo
del libro considerato come oggetto astratto – almeno tre elementi,
fra loro ovviamente interrelati:
1)
i formati di codifica utilizzati per rappresentare
il testo ed associarvi metainformazione descrittiva. All’ambito
della codifica del testo può essere collegata anche la sua eventuale
protezione con lo scopo di garantire la gestione dei relativi
diritti (è questa la funzione delle tecnologie di Digital Rights
Management, o DRM, basate di norma su complessi meccanismi
di cifratura);
2)
i programmi di lettura utilizzati per accedere al
testo codificato e permettere all’utente di compiere su di
esso le operazioni desiderate (lettura, ricerche, annotazioni ecc.);
3)
i dispositivi hardware utilizzati come interfaccia
fisica per acquisire, conservare e leggere l'e-book.
Ogni
programma di lettura potrà essere impiegato su determinati dispositivi
hardware (anche in funzione del sistema operativo da essi adottato),
e sarà in grado di interpretare determinati formati di codifica
del testo.
A
questi elementi di base, sempre presenti quando si parla di e-book,
possono essere aggiunte due categorie più specifiche di strumenti,
che interessano gli autori e gli editori ma di norma solo indirettamente
gli utenti finali:
4)
i programmi di conversione e codifica (authoring
tools), che semplificano la creazione dei testi codificati,
anche attraverso la traduzione diretta a partire dai formati più
diffusi di documenti elettronici;
5)
i sistemi di distribuzione dei testi, spesso basati
su piattaforme proprietarie installate sul server del venditore
o di una società specializzata alla quale il venditore affida lo
svolgimento della transazione, e in grado di permettere in tempo
reale la codifica protetta e ‘individualizzata’ dell’e-book
(compito del sistema di DRM, v. sopra) in modo esso possa essere
letto solo sul dispositivo di lettura dell’utente che lo ha
acquistato.
Ci
occuperemo brevemente delle prime tre categorie; per comodità, dato
che i formati di codifica sono spesso associati a specifici programmi
di lettura, tratteremo insieme questi due aspetti. Dedicheremo invece
solo qualche cenno occasionale ai programmi di conversione e codifica
e ai sistemi di distribuzione.
Occorre
comunque osservare subito che il settore è in evoluzione così rapida
da condannare a una rapidissima obsolescenza tutte le informazioni
strettamente relative a specifiche soluzioni software e hardware.
Le informazioni fornite di seguito sono riferite all’ottobre
2001, e per garantirne l’aggiornamento si rimanda alle risorse
in rete indicate nel paragrafo conclusivo.
3.
Formati di codifica e programmi di lettura
3.1 Alla ricerca di uno standard: il formato OEB
Una
rassegna dei formati di codifica specificamente destinati al mondo
dei libri elettronici non può che partire da quello che è l’unico
standard aperto e non proprietario del settore: il formato OEB,
sviluppato dall’Open eBook Forum (www.openebook.org).
L’Open eBook Forum (OEBF) è un’organizzazione internazionale
senza scopo di lucro che riunisce società produttrici di hardware
e software, autori, utenti e organizzazioni interessate al settore
dell’e-book. Il suo obiettivo è lo sviluppo (attraverso le
pratiche di discussione pubblica e lavoro collaborativo abituali
per la definizione degli standard di rete), l’adozione e la
diffusione di standard e pratiche condivise nel settore dei libri
elettronici. Fra i membri dell’OEBF vi sono rappresentanti
delle maggiori società del settore (Adobe, IBM, Microsoft, Nokia,
Palm, Samsung…), di numerose case editrici (HarperCollins,
McGraw-Hill, Mondadori, Random House…), di enti e associazioni
come la Library of Congress, l’American Library Association,
lo US National Institute of Standards and Technology, l’Association
of American Publishers. Oltre alla già citata Mondadori, sono membri
italiani dell’OEBF il gruppo IPM (società napoletana impegnata
nello sviluppo di dispositivi di lettura, della quale avremo occasione
di riparlare in seguito) e, come membro associato, la Somedia[13].
Lo
standard OEB, arrivato alla versione 1.0.1, è basato a sua volta
su uno standard aperto e ormai assai diffuso: il (meta)linguaggio
di marcatura XML. XML – acronimo di eXtended Mark-up Language
– permette di specificare in maniera rigorosa, attraverso
l’uso di una DTD (Document Type Definition), quali marcatori
possono essere utilizzati per codificare il testo e associarvi metainformazioni
descrittive, e quale sintassi regola il loro funzionamento. In effetti,
tutti i documenti OEB sono anche documenti XML ben formati, e nella
creazione di documenti OEB si utilizza una apposita DTD XML. Non
ci addentreremo oltre nelle questioni legate al funzionamento di
XML e alle specifiche OEB, che richiederebbero una trattazione ben
più ampia e tecnicamente approfondita di quella possibile in questa
sede[14]. Ci soffermeremo solo su quattro aspetti del formato
OEB particolarmente importanti per il seguito del nostro discorso.
Innanzitutto,
va ricordato che le specifiche OEB offrono un pieno supporto ai
metadati Dublin Core (ne prevedono anzi alcune estensioni[15]). La descrizione dei libri elettronici OEB può
dunque avvenire attraverso il riferimento a uno standard riconosciuto
e generalmente accettato.
In
secondo luogo, l’OEBF ha per ora programmaticamente rinunciato
a inserire nelle specifiche OEB soluzioni particolari di DRM. Ciò
significa che un e-book codificato utilizzando il formato OEB di
per sé non è protetto contro la realizzazione di copie non autorizzate:
si tratta, per così dire, di un testo ‘in chiaro’, che
può essere copiato e distribuito senza ostacoli tecnici. La protezione
del testo è affidata a soluzioni esterne, e dunque prevedibilmente
proprietarie. Dal punto di vista pratico, questo ha come conseguenza
il fatto che OEB non viene di norma utilizzato da autori ed editori
come formato ‘finale’ per la realizzazione di un libro
elettronico, ma solo come formato intermedio: una sorta di formato
sorgente, che andrà poi compilato (ed eventualmente protetto) utilizzando
il formato finale prescelto. Questa scelta lascia un largo spazio
alle industrie del settore, che, non dimentichiamo, fanno quasi
tutte parte dell’OEBF (il fatto che lo standard OEB sia aperto
e non proprietario non garantisce dunque, è bene tenerlo presente,
che le scelte fatte non siano influenzate anche da interessi commerciali).
Tali industrie possono sviluppare formati ‘compilati’
proprietari e protetti, adatti ad essere letti attraverso software
specifici, e – soprattutto (giacché questa è la fonte principale
di introiti per le industrie del settore) – ad essere distribuiti
attraverso piattaforme di vendita a loro volta proprietarie, generalmente
piuttosto care.
Va
notato comunque che l’integrazione fra l’OEBF e il working
group dell’Electronic Book Exchange (EBX - www.ebxwg.org)
– un’organizzazione nata per l’elaborazione collettiva
degli standard proprio nel campo della protezione dei diritti relativi
a libri ed editoria elettronica – e la recente richiesta pubblica
di suggerimenti ed esigenze (call for requirements) avanzata
dall’OEBF relativamente a questo settore, dimostrano come
l’attenzione verso standard aperti sussista anche in ambito
di DRM: un’attenzione alla quale non sono forse estranee le
prove tutto sommato assai deludenti – ne parleremo fra breve
– di diversi fra i sistemi proprietari di DRM fin qui elaborati[16].
In
terzo luogo, occorre tener presente che un pacchetto OEB può comprendere
contenuti multimediali anche complessi (non solo immagini ma suoni,
video, animazioni, ecc.), a condizione di prevedere un meccanismo
di fallback – ovvero, in termini un po’ impropri,
una possibilità di visualizzazione alternativa – che utilizzi
solo i media type specificamente previsti dalla OEB Publication
Structure: testi in formato OEB, fogli stile che adottino il sottoinsieme
CSS previsto da OEB, e immagini in formato JPEG o PNG. In pratica,
al momento un programma di lettura ‘standard’ di pacchetti
OEB supporterà solo testo e immagini, ma è possibile realizzare
contenuti multimediali più complessi se tali contenuti sono destinati
a un programma di lettura con funzionalità estese, in grado di interpretare
i relativi formati.
Infine,
è utile ricordare che, dal punto di vista pratico, un libro elettronico
in formato OEB è costituito da un insieme (‘pacchetto’)
di file, comprendente i contenuti veri e propri del libro (il testo
e le eventuali componenti grafiche o multimediali), l’indice,
eventuali dati relativi a copyright o informazioni aggiuntive. Per
organizzare questi contenuti, ogni pacchetto OEB comprende un file
di riferimento, detto ‘package file’, caratterizzato
di norma dall’estensione .opf. Il package file è un documento
XML composto da sei sezioni fondamentali: 1) un identificativo unico
relativo alla pubblicazione OEB in questione; 2) i relativi metadati
(titolo, autore, editore, ecc.); 3) una lista – detta manifest
– dei file che compongono la pubblicazione, completa, se del
caso, delle indicazioni relative al fallback degli eventuali
contenuti multimediali avanzati (i media type non compresi
nel set di base); 4) l’indicazione – detta spine
– dell’ordine lineare nel quale vanno letti, per
default, gli elementi che compongono la pubblicazione destinati
ad essere visibili per l’utente finale; 5) opzionalmente,
una serie di indicazioni relative a percorsi di lettura alternativi
(tours); 6) opzionalmente, una sezione guide che identifica
in maniera specifica particolari componenti strutturali della pubblicazione:
indice dei nomi o delle illustrazioni, prefazione, bibliografia.,
ecc.
Può sembrare
complicato, e in parte certo lo è, anche per colpa del carattere
necessariamente sintetico di questa presentazione. Con un po’
di pratica, tuttavia, identificare le varie tipologie di file che
compongono un pacchetto OEB e interpretare il relativo file .opf
non è troppo difficile: la parte più complessa del lavoro, per chi
si accosta per la prima volta al nuovo formato con l’intenzione
di preparare un libro elettronico, consiste nella comprensione dei
principi base di XML e nella relativa marcatura del testo. La familiarità
con HTML può aiutare, ma occorre tener presente che non mancherà
di risultare talvolta fuorviante[17].
Abbiamo
detto che OEB è di norma un formato ‘intermedio’, nel
quale il testo viene codificato prima di ‘compilarlo’
per il lettore specifico che si intende utilizzare. Non sarebbe
più semplice, allora, compilare l’e-book direttamente nel
formato finale prescelto, saltando questa tappa intermedia? Come
il lettore avrà intuito, la risposta a questa domanda è negativa,
a meno di non essere assolutamente sicuri di voler realizzare il
proprio e-book in uno e un solo formato finale, destinandolo unicamente
a quei software e a quei dispositivi di lettura che supportino tale
formato. Fra i vantaggi dell’utilizzazione di OEB è infatti
la portabilità: i sistemi che accettano come input un pacchetto
OEB sono diversi e prevedibilmente aumenteranno in futuro, permettendo
di evitare di consegnarsi mani e piedi a un solo formato proprietario
e a una sola casa produttrice[18].
In
ogni caso, nulla impedisce di considerare il pacchetto OEB anche
come un prodotto finale, in particolare nei casi nei quali non si
consideri necessario applicare all’e-book un meccanismo di
protezione. Quali sono, in tale eventualità, gli strumenti utilizzabili
per leggere il pacchetto? In altri termini: quali programmi e quali
dispositivi di lettura sono in grado di visualizzare direttamente
un libro elettronico in formato OEB, e dunque di permetterne la
lettura agli utenti finali?
Fino a pochi
mesi fa la situazione era al riguardo piuttosto sconfortante, ulteriore
testimonianza della tendenza delle case produttrici a considerare
il formato OEB solo come un formato intermedio, affidando ai formati
proprietari il compito della rappresentazione finale del testo.
Fortunatamente, la situazione sembra in evoluzione: al momento in
cui scrivo esistono – a mia conoscenza – tre programmi,
tutti gratuiti, in grado di ‘leggere’ un pacchetto OEB.
L’onore della primogenitura va a Flipviewer (www.flipviewer.com
– la prima versione del programma era denominata Flipbrowser),
che tuttavia ha due limiti notevoli: esiste solo per piattaforme
Windows, e utilizza estensioni proprietarie (pur se correttamente
dichiarate) delle specifiche OEB, cosa che finisce ovviamente per
minare le ragioni stesse dell’adozione di tale formato. Più
fedeli allo spirito di uno standard aperto e multipiattaforma sono
eMonocle, della IONSystems (www.ionsystems.com),
e Mentoract Reader, della Globalmentor (www.globalmentor.com).
Entrambi questi programmi sono realizzati in Java, e sono dunque
nativamente multipiattaforma: possono essere utilizzati su tutti
i sistemi (Windows, Mac, Linux…) per i quali sia disponibile
una Java Virtual Machine.
Ancora allo
stato di progetto è l'ìniziativa italiana denominata
LiberGnu, e mirante alla realizzazione di un lettore software open
source per il formato OEB (maggiori informazioni all'indirizzo
http://www.libergnu.org)
Abbiamo
detto, tuttavia, che il vero banco di prova per gli e-book è rappresentato
non già dai programmi di lettura destinati a computer da tavolo,
ma dai lettori dedicati. Anche in questo settore, diversi produttori
cominciano a considerare il formato OEB anche come uno dei possibili
formati finali, almeno per i libri elettronici non protetti. Dichiarano
così una capacità diretta di lettura di pacchetti in tale formato
il lettore coreano Hiebook (www.ebookad.com/hiebook)
e lo statunitense GoReader (www.goreader.com),
mentre in altri casi (ad esempio i lettori RCA, fra i più diffusi
nel mercato nordamericano) la capacità sembrerebbe presente, ma
ostacolata dall’estrema difficoltà di ‘importare’
autonomamente i testi all’interno del dispositivo di lettura
senza passare per i canali di vendita diretta previsti dal produttore.
3.2 I formati direttamente compilabili a partire da OEB: Microsoft Reader
e Mobipocket
Come
si è accennato, OEB funge spesso da formato intermedio per la preparazione
di libri elettronici in formati proprietari, capaci di garantire
un meccanismo di protezione del contenuto. Anche se il prodotto
finale risulta in questi casi chiuso, e destinato solo a specifici
software e dispositivi di lettura, l’adozione come base del
formato OEB garantisce ad autori ed editori la possibilità di compilare
il libro elettronico, magari in un secondo momento, anche in altri
formati e per altre piattaforme, e garantisce agli utenti che le
componenti descrittive e catalografiche della pubblicazione elettronica
rispondano a norme standardizzate e ragionevolmente uniformi.
Il
principale fra i formati proprietari basati su OEB è sicuramente
quello Microsoft. In questo caso, il file compilato dell’e-book
è caratterizzato dall’estensione .lit, e può essere attualmente
letto (con le limitazioni alle quali faremo cenno fra breve) su
due classi di dispositivi: i normali PC con sistema operativo Windows,
e i dispositivi palmari (o formato ‘tablet’) basati
su sistema operativo PocketPC. Il software di lettura è denominato
Microsoft Reader, ed è giunto recentemente alla versione 2.0 (l’indirizzo
di riferimento è www.microsoft.com/reader).
Microsoft Reader è un programma assai pulito e funzionale, ancora
nelle prime fasi di un’evoluzione prevedibilmente lunga. Fra
le sue caratteristiche salienti sono quelle di organizzare i testi
in una ‘biblioteca’ e di permettere di compiere su ciascuno
di essi ricerche e annotazioni sia grafiche sia testuali. La leggibilità
del testo è assai buona, grazie anche all’adozione di una
tecnologia di sub-pixel font rendering – denominata
ClearType – che consente di visualizzarlo con una risoluzione
migliore di quella normalmente utilizzata dal dispositivo di lettura[19]. Anche gli strumenti di sviluppo per la
creazione di e-book in formato Microsoft Reader sono numerosi e
di buona qualità[20]. Purtroppo, però, la ben nota tendenza della Microsoft
al ‘controllo totale’ ha anche in questo campo conseguenze
deleterie (e potenzialmente controproducenti per lo stesso sviluppo
del settore). Il meccanismo di protezione adottato offre infatti
cinque diversi livelli di protezione del contenuto (DRM), che vanno
da un livello 1 caratterizzato dalla totale libertà di distribuzione
e di copia a un livello 5 – quello normalmente adottato da
case editrici e librerie in rete – caratterizzato invece da
restrizioni assai pesanti. In particolare, il DRM5 della Microsoft
richiede che il programma di lettura sia ‘attivato’
(un procedimento che lo personalizza per il singolo utente, costruendo
una specifica chiave di decrittazione dipendente dal particolare
hardware utilizzato), e permette la lettura dell’e-book solo
e unicamente sulla versione di Microsoft Reader attivata dal suo
acquirente. Il vero problema è che Microsoft Reader può essere attivato
solo quattro volte con la stessa chiave[21]: ciò significa che gli e-book per Microsoft
Reader protetti attraverso DRM5 sono intrinsecamente volatili, e
diventano illeggibili quando l’utente abbia cambiato per quattro
volte il proprio hardware (o anche solo formattato quattro volte
il proprio disco rigido, o cambiato quattro volte sistema operativo).
Un po’ come se un libro si autodistruggesse dopo averlo cambiato
quattro volte di scaffale: una caratteristica difficilmente associabile
alla nostra idea di libro come strumento in grado di offrire non
solo un supporto di lettura, ma anche un supporto di conservazione
del testo, e difficilmente compatibile con la costruzione da parte
dell’utente di una propria biblioteca ‘stabile’
di testi. Inoltre, il lettore vede assai limitata la propria libertà
di ‘spostare’ da un dispositivo all’altro il libro
da lui acquistato, magari in occasione di un viaggio o di una particolare
esigenza di lavoro: infatti, per attivare Microsoft Reader su un
dispositivo portatile utilizzando la stessa chiave già attivata
su PC (in modo da poter leggere i libri precedentemente acquistati)
occorre ovviamente ‘spendere’ una delle quattro attivazioni
a disposizione. Una soluzione di DRM di questo tipo offre insomma
all’utente ottimi motivi per preferire i libri su carta a
quelli elettronici.
Come
se non bastasse, la versione 1 di Microsoft Reader – installata
di serie nei dispositivi PocketPC di prima generazione – non
consentiva la lettura di libri elettronici codificati col DRM5,
non potendo ricavare direttamente dall’hardware i dati specifici
necessari alla criptatura ‘sicura’ del testo. Infatti,
le specifiche hardware indicate dalla Microsoft per il supporto
della prima versione di PocketPC non richiedevano questa funzionalità.
E’ dunque solo la seconda generazione di questi dispositivi,
in grado di utilizzare il recentissimo sistema operativo PocketPC
2002[22], a permettere la lettura di e-book protetti
attraverso DRM5. Tutto ciò ha avuto tre conseguenze, tutte fortemente
negative. In primo luogo, molti fra gli utenti che hanno acquistato
i primi libri elettronici per Microsoft Reader disponibili sulle
librerie in rete che hanno iniziato a sostenere il formato (in prima
linea Barnes & Noble e Amazon) hanno scoperto di non poterli
utilizzare sui propri dispositivi di lettura palmari: non certo
una buona pubblicità per uno strumento assolutamente nuovo, la cui
diffusione richiede evidentemente una base di utenti ‘pionieri’
soddisfatti e non frustrati. In secondo luogo, gli utenti che hanno
acquistato solo pochi mesi fa un dispositivo palmare basato sulla
prima versione di PocketPC si trovano in mano un oggetto già superato,
e fortemente limitato proprio nel campo della lettura di libri elettronici.
Infine, l’idea di libro elettronico ha finito in questo modo
per tornare a collegarsi in primo luogo allo schermo del computer
di casa (giacché su quello i libri DRM5 funzionavano, grazie a una
versione specifica di Microsoft Reader – la 1.5 – distribuita
solo per i sistemi Windows e non disponibile per PocketPC), anziché
a quello del più comodo e maneggevole dispositivo portatile. E questa
associazione ha ovviamente rafforzato il coro di chi sostiene di
non aver alcun bisogno di libri elettronici, dato che la loro lettura
sullo schermo del PC è scomoda e stancante. Va da sé che i produttori
di libri elettronici e di sistemi di lettura hardware e software
avrebbero tutto l’interesse a muoversi nella direzione esattamente
opposta, diffondendo l’idea del libro elettronico come strumento
comodo e portatile (una sorta di walkman per la lettura). Molte
scelte della Microsoft nel campo del DRM hanno avuto dunque la probabile
conseguenza di ritardare la diffusione dei libri elettronici, anziché
di accelerarla: occorrerà attendere la diffusione dei nuovi dispositivi
PocketPC 2002 per valutare se, e quanto, questi errori di strategia
abbiano scoraggiato i potenziali utenti.
Per
quanto riguarda i contenuti multimediali, Microsoft Reader supporta
i core type OEB (testo e immagini), ma non permette per ora
l’inclusione diretta nel libro di contenuti multimediali avanzati,
come testo e filmati. Una caratteristica del programma spesso criticata
dagli addetti ai lavori è l’assenza delle funzioni di stampa
su carta. Come si è già accennato, un ‘vero’ e-book
non dovrebbe far sorgere questa esigenza: se davanti a un libro
elettronico si sente la necessità della stampa, vuol dire che non
lo percepiamo come un ‘libro’, come un valido sostituto
al volume su carta. Ma se il programma di lettura viene utilizzato
sullo schermo del PC di casa, è del tutto normale che l’esigenza
di stampare il testo, per poterlo leggere in maniera più comoda
altrove, si faccia sentire.
Va
infine segnalato l’accordo fra la Microsoft e la società neozelandese
Pulse Data (www.pulsedata.co.nz)
per l’inserimento di una versione adattata di Microsoft Reader
all’interno di un innovativo dispositivo di lettura destinato
ai non vedenti, denominato Braille Note.
Riassumendo,
Microsoft Reader offre una buona soluzione tecnologica con il vantaggio
del riferimento allo standard aperto OEB, limitata però dall’attenzione
rivolta in maniera pressoché esclusiva ai sistemi operativi Microsoft
(un programma di lettura per il dispositivo dedicato Franklin eBookman,
annunciato da tempo, non è mai stato reso disponibile), da scelte
che hanno finora di fatto privilegiato come sistema di lettura il
PC da tavolo rispetto ai dispositivi portatili palmari e dedicati,
e da una politica di DRM francamente suicida. Microsoft attribuisce
le scelte in questo campo in primo luogo all’esigenza di rispondere
alle richieste iperprotettive degli editori, e ricorda che DRM5
è solo uno, anche se il più sicuro, fra i diversi livelli di protezione
offerti. E non è improbabile che – accanto a una buona dose
di miopia – alla radice dell’atteggiamento degli editori
in campo di DRM vi sia anche il conflitto fra le due contrastanti
esigenze di sperimentare soluzioni funzionanti per il nuovo mercato
elettronico e di proteggere finché possibile il vecchio mercato
cartaceo.
Una
interessante (pur se assai meno diffusa) alternativa a Microsoft
Reader e al formato .lit è rappresentata da Mobipocket (www.mobipocket.com),
un sistema realizzato da una piccola società francese – ma
indirizzato in primo luogo al mercato anglofono – e destinato
alla vasta schiera di computer palmari (il software di lettura Mobipocket
è disponibile per palmari Palm, Windows CE, PocketPC, Psion, oltre
che per il lettore dedicato Franklin eBookman). Anche Mobipocket
offre strumenti di compilazione che partono da un pacchetto OEB,
offre un proprio sistema di DRM a differenti livelli, e soluzioni
proprietarie per i server di distribuzione. Le soluzioni DRM adottate
da Mobipocket sono comunque anch’esse piuttosto rigide, essendo
legate a un identificativo univoco del palmare utilizzato per la
lettura.
Un aspetto interessante
di Mobipocket è la distinzione, all’interno dei contenuti
digitali visualizzabili attraverso il programma di lettura, di tre
diverse tipologie: accanto agli e-book veri e propri troviamo infatti
le e-news, che corrispondono approssimativamente al mondo
della stampa periodica, e che il programma permette di aggiornare
automaticamente on-line sostituendo i contenuti più recenti a quelli
più datati[23], e gli e-documents, che possono essere creati autonomamente
dagli utenti a partire da pagine web o file RTF attraverso una semplice
funzione incorporata nell’ultima versione del programma[24].
Anche
se Mobipocket è specificamente destinato al settore dei computer
palmari, un lettore esiste anche per l’ambiente Windows, mentre
i programmi di ‘collegamento’ fra PC e palmare sono
disponibili per tutti i principali sistemi operativi (Win, Mac,
Linux, Unix).
Infine,
su versioni compilate o opportunamente adattate di OEB si basano
anche i programmi di lettura disponibili su molti dispositivi dedicati:
dai lettori RCA (www.rca.com)
al francese Cybook, prodotto dalla Cytale (www.cytale.fr).
Il lettore italiano Myfriend, prodotto dal già citato gruppo napoletano
IPM Net (www.ipm-net.com),
adotta una piattaforma basata sul sistema operativo PocketPC, e
include dunque Microsoft Reader come software di lettura.
3.3 Il formato PDF e la strategia Adobe nel settore e-book
Principale
concorrente del formato OEB e dei formati compilati da esso derivati
è una vecchia conoscenza del mondo dell’editoria elettronica:
il formato PDF. Si tratta di un formato proprietario, elaborato
dalla Adobe (www.adobe.com)
e divenuto uno degli standard più diffusi (tanto da essere riconosciuto
ufficialmente anche dall’ANSI) per la produzione, la distribuzione
e la stampa di documenti elettronici. Negli ultimi anni la Adobe
– che, ricordiamo, è comunque fra i membri dell’OEBF
– ha dedicato una grande attenzione allo sviluppo di PDF anche
come formato per la distribuzione di libri elettronici, creando
un software di lettura specifico – l’Adobe eBook Reader
– arrivato al momento in cui scrivo alla versione 2.2.
L’Adobe
eBook Reader costituisce una versione migliorata del Glassbook Reader,
programma di lettura elaborato a suo tempo dalla Glassbook, una
fra le prime e pionieristiche società del settore, acquisita dalla
Adobe nell’estate 2000. Il programma Adobe è disponibile
per il momento su piattaforme Windows e Macintosh, e possiede caratteristiche
di tutto rispetto: dispone di una propria tecnologia di sub-pixel
font rendering – denominata CoolType – per
migliorare la leggibilità del testo; consente, oltre alle ‘normali’
funzioni di ricerca e annotazione, link diretti verso pagine Web
esterne all’e-book, nonché – se il sistema operativo
utilizzato dispone delle relative componenti – la lettura
automatica del testo attraverso un sistema di sintesi vocale; permette
l’inserimento nel libro elettronico di contenuti multimediali
avanzati come suoni e immagini; i suoi meccanismi di DRM permettono
di ‘prestare’ o ‘regalare’ ad altri i propri
e-book.
In
generale, l’Adobe eBook Reader è dunque un prodotto software
per molti versi più avanzato rispetto al concorrente Microsoft.
A limitarne attualmente il possibile impatto sul mondo dell’e-book
sono tuttavia due fattori di notevole rilievo.
In
primo luogo, la natura stessa del formato PDF costituisce un ostacolo
almeno parziale alla sua adozione nel campo degli e-book. PDF è
infatti un “Final Form Description Language”, un linguaggio
proprietario nato per la descrizione dettagliata di un formato di
stampa e di rappresentazione fisica della pagina, e non uno standard
aperto nato per la marcatura logica e strutturata di un testo destinato
alla lettura direttamente in formato elettronico, come è il caso
del formato OEB. Per superare questo problema sono già disponibili
alcuni sistemi (e molti altri sono allo studio) per associare metainformazioni
ai file PDF[25], ed è possibile, oltre che auspicabile,
una qualche interazione più diretta fra PDF e OEB, che permetta
di utilizzare il meglio dei due mondi: le potenzialità degli strumenti
OEB per la codifica e la marcatura logica del testo, e l’esperienza
degli strumenti PDF per la sua rappresentazione fisica. Un primo
passo sarebbe rappresentato da un sistema per la compilazione diretta
in formato PDF di un testo OEB, capace di conservare e rendere accessibili
al software di lettura le principali metainformazioni descrittive,
ad esempio i metadati Dublin Core. Lo sviluppo di sistemi di questo
tipo è nel miglior interesse della stessa Adobe, ed è prevedibile
che in tempi non lunghissimi li vedremo comparire[26]. Al momento, tuttavia, i due mondi restano
distinti: esistono infatti strumenti per ottenere file PDF a partire
da file XML (e ricordiamo che OEB non è altro che una particolare
applicazione di XML), ma questi strumenti – peraltro di uso
piuttosto complesso – non tengono presenti le esigenze specifiche
della marcatura OEB per quanto riguarda la conservazione dei metadati
descrittivi, e non rappresentano dunque un’effettiva soluzione
del problema.
Il
secondo fattore problematico è rappresentato dal fatto che anche
l’eBook Reader della Adobe sembra al momento orientato più
verso il computer da scrivania che verso l’uso attraverso
dispositivi dedicati; la stessa definizione di e-book desumibile
dalle pagine della Adobe eBooks Central (www.adobe.com/epaper/ebooks)
è assai vicina alla caratterizzazione intuitiva di ‘testo
di un libro, trasferito in formato elettronico’ che abbiamo
discusso e criticato nella prima parte di questo articolo. Il recente
annuncio di alleanze e sinergie fra Adobe e Palm (naturale risposta
all’avanzata del fronte Microsoft Reader – PocketPC,
da parte dei due principali concorrenti di Bill Gates nei settori
rispettivamente dell’editoria elettronica e dei sistemi operativi
per computer palmari) lascia sperare che anche la Adobe possa in
futuro osare di più nel settore dei dispositivi dedicati. Al momento,
tuttavia, anche se per la maggior parte dei palmari esistono strumenti
per la lettura di file PDF (nel caso di Palm e PocketPC si tratta
di programmi realizzati dalla stessa Adobe, che offrono buone funzionalità),
nessuno di essi può a mio avviso fondatamente proporsi come vero
e proprio lettore per libri elettronici.
Per quanto riguarda
il DRM, il sistema Adobe – che si basa sulla tecnologia Adobe
Merchant gestita dagli Adobe Content Server – pur ricorrendo
anch’esso alla creazione di chiavi individuali dipendenti
dall’hardware installato e dalla sua configurazione, risulta
piuttosto flessibile, e consente di specificare individualmente
i ‘diritti’ attribuiti all’utente relativamente
a operazioni quali il prestito o la cessione del testo, la sua stampa,
ecc. Ciò non ha purtroppo impedito alla Adobe di costruirsi anch’essa
una cattiva fama in questo delicatissimo settore. A contribuire
a tale situazione sono state soprattutto due mosse decisamente sbagliate,
che può essere utile ricordare per fornire un’idea di alcune
fra le tematiche dibattute nel campo del DRM applicato agli e-book.
La
prima è nata da un involontario errore di formulazione: fra le clausole
di distribuzione del primo e-book Adobe (una versione elettronica
di Alice nel paese delle meraviglie) era l’indicazione
secondo la quale il libro non poteva essere… letto a voce
alta! In realtà, la clausola Adobe intendeva indicare che non era
possibile utilizzare la funzione di lettura vocale del testo: una
funzione che, come si è già accennato, è messa a disposizione dal
software attraverso una voce di sintesi, e che risulta immediatamente
rilevante per la gestione dei diritti, giacché, soprattutto in ambito
americano, molte case editrici separano i diritti sulla stampa del
testo da quelli relativi alla sua versione audio, venduti a case
editrici specializzate nella produzione di audiolibri. Ma la formulazione
assai infelice – associata al fatto che il testo distribuito,
prelevato dalla biblioteca pubblica del progetto Gutenberg, era
comunque fuori diritti – ha provocato le prevedibili ironie
sui genitori impossibilitati a leggere a voce alta il libro ai propri
figli prima di mandarli a letto. Una versione successiva dell’e-book
ha corretto l’errore, ma ha introdotto – forse per dimostrare
la flessibilità del sistema di DRM Adobe – clausole non meno
curiose e controverse: il testo, che nella prima versione non poteva
neanche essere stampato, poteva ora essere stampato… a condizione
di non stamparne più di dieci pagine ogni dieci giorni! Questo susseguirsi
di limitazioni, in verità piuttosto cervellotiche (tanto da essere
poi completamente abolite nell’ultima versione dell’e-book),
non ha certo giovato alla buona fama della società statunitense,
e ha ad esempio portato Michael Hart – una delle figure di
maggior spicco del settore, fin dagli anni ‘70 responsabile
del progetto Gutenberg dalla cui biblioteca elettronica era stato
tratto il testo dell’Alice – a una polemica piuttosto
dura con la Adobe[27].
Il
secondo ‘infortunio’ è relativo al cosiddetto caso Elcomsoft:
la Adobe ha in un primo tempo attivamente sollecitato le autorità
americane a perseguire il giovane programmatore russo Dmitry Sklyarov,
responsabile di aver individuato una debolezza nel meccanismo di
protezione degli eBook Adobe e di aver elaborato un software capace
di sproteggerli. Anche in seguito a queste sollecitazioni, Sklyarov
è stato arrestato dalle autorità americane – sulla base del
Digital Millennium Copyright Act, la nuova e discutibilissima normativa
americana in materia di protezione dei diritti elettronici –
in occasione di un convegno a Los Angeles. Per aver commesso in
Russia un ‘reato’ che non era tale secondo la legislazione
del suo paese, Sklyarov rischia ora negli USA fino a venticinque
anni di carcere, e una multa di circa cinque miliardi. Anche se
– a seguito delle vibrate proteste delle organizzazioni per
la difesa della libertà d’espressione in rete[28] (e non solo: il caso solleva infatti forti
interrogativi sulla legittimità internazionale di alcune azioni
giudiziarie statunitensi nel campo della protezione dei diritti)
– la Adobe ha in seguito assunto una posizione assai più defilata,
era ormai difficile evitare la percezione generale di una società
interessata più a perseguire e reprimere un programmatore che aveva
messo in evidenza un problema effettivo (peraltro non risolto dalla
successiva versione del software), che a risolvere il problema stesso.
Riassumendo:
le soluzioni Adobe nel campo dei libri elettronici sono caratterizzate
da un ottimo livello tecnico, ma hanno il problema di basarsi su
un formato proprietario – il formato PDF – che, pur
se assai diffuso e internazionalmente riconosciuto, non è orientato
alla marcatura logica e strutturata e non è direttamente compatibile
con lo standard OEB. Inoltre, per il momento non sono disponibili
– se non in forma parziale, relativamente alla semplice lettura
dei file PDF su computer palmari – dispositivi dedicati di
lettura basati sugli standard e-book della Adobe. Quanto alle soluzioni
di DRM, la loro flessibilità è promettente, ma si presta anche,
come abbiamo visto, a scelte assai limitative (e talvolta poco razionali).
E’
auspicabile che nel prossimo futuro almeno alcuni di questi problemi
possano essere superati: da questo dipendono, a mio avviso, le reali
prospettive di penetrazione della Adobe nel settore e-book e la
sua capacità di resistere efficacemente allo strapotere Microsoft.
3.4 Altri formati proprietari
Esistono
diversi altri formati proprietari, di norma non direttamente compatibili
con lo standard OEB e al momento non direttamente compilabili a
partire da quest’ultimo, che si propongono come soluzioni
nel campo degli e-book. Nella maggior parte dei casi, tali formati
offrono in realtà soluzioni di ‘compilazione protetta’
(ad esempio attraverso la creazione di autonomi file eseguibili)
di documenti in HTML; pur consentendo la distribuzione in rete e
la visualizzazione di testi elettronici, le funzionalità da essi
fornite non permettono dunque di collegarli alla concezione di libro
elettronico proposta nella prima parte di questo articolo. Si tratta
infatti di soluzioni necessariamente legate, per la lettura, allo
schermo di un normale PC (e che per di più richiedono in genere
l’uso di un sistema operativo Windows).
Fanno
eccezione alcuni programmi specificamente rivolti al mondo dei computer
palmari, e in particolare di quelli basati su sistema operativo
Palm, Windows CE o PocketPC. Ci soffermeremo brevemente solo su
due di essi, Palm Reader e Aportis.
Sviluppato
inizialmente con il nome di Peanut Reader dalla Peanutpress, con
l’acquisizione della Peanutpress da parte della Palm e la
sua trasformazione nel gruppo Palm Digital Media il formato Palm
Reader è divenuto in sostanza il formato ‘ufficiale’
degli e-book per palmari basati sul sistema operativo Palm. Il relativo
lettore è comunque disponibile anche per Windows CE e PocketPC.
L’aspetto più interessante del Palm Reader è il sistema di
DRM: anziché basarsi su chiavi di cifratura collegate all’hardware
utilizzato, che presentano i già ricordati svantaggi sulla persistenza
e trasferibilità dei libri elettronici, il Palm Reader utilizza
come chiavi direttamente il nome e il numero di carta di credito
dell’utente. I libri possono essere dunque duplicati e trasferiti
liberamente: la garanzia contro le copie non autorizzate è data
dal fatto che difficilmente l’utente che ha acquistato il
libro sarà disposto a diffonderne copie, dato che per permetterne
l’uso dovrebbe distribuire anche i propri dati personali e
il numero della propria carta di credito. Questo tipo di personalizzazione
del libro ha il vantaggio di dare all’acquirente originale
il massimo di libertà nell’uso dell’e-book acquistato,
che può essere facilmente trasferito da un dispositivo all’altro.
Purtroppo, il formato di codifica utilizzato dagli e-book per Palm
Reader si basa al momento sul cosiddetto ‘Palm Markup Language
(PLM), un linguaggio sviluppato autonomamente dalla Palm e assai
lontano da OEB e dai linguaggi di marcatura standard. I relativi
strumenti di sviluppo, realizzati in Java, sono disponibili per
tutti i principali sistemi operativi.
Anche
il formato Aportis doc (www.aportis.com)
è nato per Palm ed è un formato proprietario, per il quale sono
disponibili specifici strumenti di produzione e conversione. L’uso
del programma di lettura è assai intuitivo, e recentemente ne è
stata resa disponibile una versione anche per PocketPC. L’interesse
principale di questo formato è nella vasta biblioteca di titoli
gratuiti (oltre 4000) messi a disposizione dalla Aportis; il formato
è anche fra quelli adottati dalla E-book Library realizzata dall’Electronic
Text Center della University of Virginia, di cui ci occuperemo in
seguito.
4
I dispositivi di lettura
Abbiamo parlato
spesso dei dispositivi hardware di lettura, che come si ricorderà
sono in qualche misura ‘richiesti’ dalla stessa definizione
di e-book proposta in questa sede: la disponibilità di un dispositivo
di lettura comodo e portatile costituisce infatti una condizione
necessaria (anche se non sufficiente) per un’esperienza di
lettura in qualche misura paragonabile a quella dei normali libri
su carta. Si tratta dunque di un settore di cruciale importanza,
che sta muovendo in questi anni i suoi primissimi passi. In effetti,
tutti i dispositivi di lettura che ho fin qui avuto modo di esaminare
mi hanno lasciato con la stessa impressione: quella di trovarmi
di fronte a strumenti dalle grandissime potenzialità, orientati
a operazioni in parte diverse da quelle possibili attraverso un
normale computer (sia esso un desktop o un notebook), capaci di
permettere la lettura di testi elettronici in maniera in molti casi
più comoda di quella possibile in precedenza in ambiente elettronico,
ma ancora decisamente immaturi. Strumenti, insomma, di prima o al
più di seconda generazione, il cui carattere sorprendentemente innovativo,
ma anche per molti versi provvisorio e insoddisfacente, emerge a
ogni tasto premuto e a ogni pagina sfogliata, un po’ come
capitava con i primissimi personal computer. L’effettivo sviluppo
del settore degli e-book sarà possibile solo quando questi dispositivi
avranno compiuto un vero e proprio salto di qualità. Le premesse
per questo salto, tuttavia, cominciano ad esserci.
Non
entrerò ovviamente in questa sede in discussioni dettagliate sulle
caratteristiche dei singoli lettori. Proverò invece a proporne una
classificazione, distinguendone quattro tipologie e ricordando i
principali dispositivi che ricadono in ciascuna di esse. Tutte e
quattro le tipologie hanno in comune le seguenti caratteristiche:
- si
tratta di dispositivi dall’interfaccia hardware fortemente
innovativa rispetto sia ai tradizionali computer da scrivania,
sia ai tradizionali computer portatili (notebook);
- si
tratta di dispositivi portatili e relativamente leggeri, che non
richiedono necessariamente un piano d’appoggio (possono
quindi ad esempio essere facilmente utilizzati da una persona
seduta in poltrona, una delle più abituali situazioni di lettura
nel caso dei libri a stampa);
- si
tratta per lo più di dispositivi pen-based dotati di schermi sensibili
al tatto, nei quali lo strumento principale di input è costituito
da una piccola penna di plastica con la quale ‘toccare’
lo schermo, anziché da mouse o tastiera;
Ecco,
nel dettaglio, le quattro tipologie:
- Lettori
rigidi dedicati: si tratta di strumenti nati con la funzione
specifica o prioritaria di consentire la lettura di e-book,
e generalmente ispirati a un normale libro a stampa per quanto
riguarda forma e dimensioni. A seconda delle caratteristiche,
il loro prezzo varia approssimativamente fra i 300 e i 1200
Euro. Appartengono a questa categoria i due lettori RCA REB
1100 e 1200 (sviluppati su tecnologie Gemstar e basati su due
fra i primi lettori dedicati, oggi non più in produzione: rispettivamente,
il Rocket eBook della Nuvomedia e il SoftBook della SoftBook
Press. Il REB 1100, più economico, ha uno schermo monocromatico;
il REB 1200 ha invece uno schermo a colori di buona qualità.
Sito di riferimento: www.rca.com),
il recentissimo GoReader (una sorta di ‘ibrido’
fra dispositivo dedicato e tablet computer. Sito di riferimento:
www.goreader.com),
il coreano hieBook (dichiara piena compatibilità con il formato
OEB. Sito di riferimento: www.hiebook.com),
il francese Cybook (sito di riferimento: www.cytale.com),
l’italiano MyFriend (caratterizzato dall’altissima
qualità dello schermo a colori, ma anche da un prezzo piuttosto
elevato. Adotta il sistema operativo PocketPC. Sito di riferimento:
www.ipm-net.com),
il piccolo Franklin eBookMan (al momento il più economico, con
dimensioni e funzionalità a cavallo fra quelle degli altri dispositivi
dedicati e quelle di un computer palmare. Sito di riferimento:
www.franklin.com).
Scopi più di ricerca che commerciali sembrano essere quelli
di Xlibris, un prototipo sviluppato presso uno dei maggiori
centri di ricerca del settore, i laboratori Xerox di Palo Alto
(sito di riferimento: www.fxpal.com/xlibris).
Fra i dispositivi annunciati, ma non ancora disponibili, sono
l’AlphaBook (che annuncia la compatibilità con i file
PDF e un prezzo attorno ai 500 Euro, piuttosto competitivo per
un dispositivo con display a colori da 12 pollici. Sito di riferimento:
www.tetrawave.com)
e il t-Book (sito di riferimento: www.t-boook.com).
- Computer palmari dotati di software per la lettura di e-book. Si tratta di dispositivi in genere piuttosto
piccoli (le dimensioni dello schermo sono quelle di un normale
pacchetto di sigarette, o poco maggiori), spesso adatti al trasporto
‘da taschino’. Possono avere schermi monocromatici
o a colori, e offrono numerose funzionalità: calendario e gestione
degli appuntamenti e dei contatti, rubrica telefonica, annotazioni
e semplici funzioni di videoscrittura e di foglio elettronico,
spesso gestione delle mail, possibilità di annotazioni vocali
e di ascolto di file in formati compressi (MP3 o altro). La
lettura di libri elettronici è dunque solo una delle funzionalità
offerte, e di norma non è quella considerata strategicamente
centrale per la diffusione sul mercato del dispositivo. A questa
categoria appartengono i palmari basati su sistema operativo
Palm (disponibili in numerosi modelli, di diverse dimensioni
e con schermi monocromatici o a colori. Quelli prodotti direttamente
dalla Palm sono al momento i palmari più diffusi sul mercato
statunitense, mentre modelli su licenza sono prodotti dalla
Handspring, dalla Sony e da diverse altre case), quelli basati
sul sistema operativo Microsoft PocketPC (realizzati da numerose
case produttrici, fra le quali Compaq, HP, Casio, Toshiba; dispongono
di serie del lettore Microsoft Reader) e sul suo predecessore,
Windows CE (ormai in genere fuori produzione. Per Windows CE
non è disponibile Microsoft Reader ma sono disponibili lettori
prodotti da terze parti, come il ricordato Mobipocket), e, relativamente
meno diffusi e meno comodi, almeno per quanto riguarda la lettura
di e-book, quelli prodotti dalla Psion e basati sul sistema
operativo Epoc 32.
- Tablet
PC. Si tratta di dispositivi portatili più grandi di un
palmare (le dimensioni dello schermo sono in genere comprese
fra i 10 e i 12 pollici), la cui interfaccia si basa sul modello
del blocco per appunti. Possono utilizzare un sistema operativo
proprietario, un sistema operativo per palmari (di norma Windows
CE o Microsoft PocketPC), oppure una versione appositamente
adattata di un sistema operativo ‘normale’, come
Windows 98 o Windows XP. Al momento, i dispositivi esistenti
sono piuttosto cari – con prezzi paragonabili a quelli
di un buon notebook, e talvolta anche più alti – e orientati
a una fascia abbastanza specifica di mercato, quella interessata
alle applicazioni ‘sul campo’ (rappresentanti di
commercio, lavoro in cantieri, spedizioni e consegne, ecc.).
Dispositivi di questo genere possono essere utilizzati per leggere
e-book, ma non si tratta certo dell’applicazione principale
presa in considerazione al momento della loro progettazione.
La situazione promette tuttavia di cambiare con il lancio da
parte della Microsoft di un’architettura Tablet PC proprietaria[29], che dovrebbe essere destinata all’uso
‘mobile’ quotidiano e coprire una gamma assai più
ampia di esigenze. La lettura di libri e riviste elettroniche,
assieme alla navigazione in rete, alla riproduzione audio-video,
alle funzionalità di controllo centrale per elettrodomestici
‘intelligenti’ e all’uso come ‘quaderno’
di annotazione veloce, dovrebbe costituire una delle applicazioni
di punta di questi strumenti, che potrebbero trovare nel mercato
della scuola e dell’educazione uno dei settori di maggior
diffusione.
- Dispositivi flessibili basati su ‘carta elettronica’
(e-paper). La carta
elettronica, come immaginata dai suoi propugnatori, è un sottile
strato flessibile di plasticato, dello spessore simile a quello
dei lucidi per lavagna luminosa, in grado di funzionare come
display. Su dispositivi di questo tipo sono al lavoro soprattutto
due società: la Xerox, che nei laboratori di Palo Alto ha sviluppato
la tecnologia Gyricon (basata su minuscole sfere bicolori in
grado di ruotare, rispondendo ad adeguati impulsi elettrici,
per mostrare una delle due facce. I caratteri della scrittura
vengono composti orientando opportunamente i milioni di sferette
distribuite sulla superficie del foglio plasticato. Sito di
riferimento: www.parc.xerox.com/dhl/projects/gyricon)
e la E-ink (che studia un display costruito attraverso la tessitura,
all’interno di un sottile foglio plasticato, di sottili
microcelle del diametro paragonabile a quello di un capello.
Al loro interno, in un medium liquido, sono sospese minuscole
sferette bianche, caricate positivamente, e nere, caricate negativamente.
Un campo elettrico a bassissimo potenziale, controllato da un
microprocessore, ha il compito di far ‘affiorare’
sulla superficie, a seconda delle necessità, le sferette bianche
o quelle nere, in modo da formare i caratteri del testo. Sito
di riferimento: www.eink.com).
Dispositivi di questo genere, se e quando arriveranno allo stadio
della distribuzione commerciale (dal quale sembrano ancora piuttosto
lontani, anche se entrambe le società dichiarano la disponibilità
dei primi dispositivi nei prossimi cinque anni), forniranno
ai testi elettronici un supporto di lettura ancor più vicino
alla tradizionale carta stampata, permettendo di sviluppare
libri (e giornali) elettronici flessibili e leggerissimi. Un
vantaggio importante di queste tecnologie è inoltre rappresentato
dai consumi: mentre un tradizionale display consuma con continuità
energia elettrica per mantenere le informazioni a video, soluzioni
quali quelle appena considerate consumano energia solo nel momento
di cambiare l’immagine visualizzata (in sostanza, solo
nel momento di ‘cambiare pagina’): in tal modo,
si potrebbe aumentare notevolmente l’autonomia del dispositivo
di lettura.
Pur
nella sua brevità, questa rassegna sullo stato dell’arte nel
campo dei dispositivi hardware di lettura dovrebbe credo bastare
a confermare la situazione ancora assolutamente pionieristica del
settore: con buona pace di chi ha considerato il mercato degli e-book
prima una realtà destinata a un boom immediato e spettacolare, e
pochi mesi dopo un fallimento completo e definitivo. Gli e-book
hanno effettivamente il potenziale per sostituire, in moltissime
situazioni, il libro su carta, ma si tratterà di un processo lento,
che richiederà l’elaborazione di soluzioni hardware, software
e commerciali assai migliori di quelle oggi disponibili, e un notevole
lavoro di elaborazione culturale. A dispetto delle necessità e dei
tempi accelerati della comunicazione spettacolarizzata, un primo
bilancio sarà possibile solo sul medio periodo, e la conquista da
parte dei libri elettronici di una quota ragionevolmente significativa
del mercato editoriale richiederà a mio avviso almeno una decina
d’anni[30].
5
L’e-book e la biblioteca
L’insieme
di problemi posti al mondo delle biblioteche dalla nascita e –
se e quando assisteremo a un miglioramento dei dispositivi di lettura
e delle politiche di distribuzione – dalla prevedibile diffusione
dei libri elettronici, è evidentemente di estrema complessità. Fra
le tematiche più rilevanti, dovranno essere sicuramente affrontate
quella della conservazione dei libri elettronici (che riguarda,
è bene ricordarlo, non solo il testo ma anche gli strumenti per
la sua decodifica e lettura), dei relativi criteri catalografici,
dell’accessibilità dei testi e delle dotazioni hardware e
software necessarie a una biblioteca per permetterne la consultazione,
dei connessi (e come abbiamo visto non semplici) problemi di gestione
dei diritti.
Si
tratta di una galassia di temi che non è ovviamente possibile affrontare
in modo compiuto in questa sede. Per cercare almeno di fornire un
quadro di riferimento sommario, può essere opportuno separare i
problemi che riguardano la conservazione del testo elettronico degli
e-book e la predisposizione (eventualmente centralizzata) dei relativi
record catalografici da quelli che riguardano la loro consultazione
da parte del pubblico. Le prime due tematiche, infatti, riguardano
in modo sostanzialmente analogo sia i testi sotto diritti sia quelli
fuori diritti (anche se la differenza andrà ovviamente tenuta presente),
mentre la terza richiederà procedure assai diverse nei due casi.
Per
quanto riguarda la conservazione, occorrerà prevedere disposizioni
specifiche relative al deposito dei testi: compito più facile nel
caso degli e-book realizzati da grandi case editrici (al momento
si tratta, nella maggior parte dei casi, di opere disponibili anche
in una versione a stampa, ma è probabile che in futuro le opere
pubblicate solo in formato elettronico tenderanno ad aumentare),
ma assai più complesso se si considera che una delle potenzialità
specifiche dei formati elettronici è quella di permettere con relativa
facilità forme di self-publishing, per di più relative a materiali
che hanno la caratteristica, tipica dei media digitali, di poter
essere frequentemente modificati, dando vita a una successione di
‘edizioni’ diverse. Personalmente, mi sembra difficile
che le molte forme di ‘personal publishing’ possibili
nel settore degli e-book possano essere regolamentate attraverso
previsioni di deposito centralizzato obbligatorio, senza che la
relativa normativa rischi di venir percepita come un’imposizione
coercitiva e come una forma di controllo sui contenuti. Più ragionevole
potrebbe essere affiancare a procedure di deposito digitale, da
prevedere nel caso degli e-book pubblicati da case editrici riconosciute
(con assegnazione di numero ISBN), strumenti e procedure pubbliche
di deposito volontario, con garanzie di conservazione e criteri
catalografici unitari, a disposizione della galassia prevedibilmente
composita di iniziative personali e amatoriali. Un’attenzione
particolare andrà dedicata al mondo della ricerca, eventualmente
anche attraverso convenzioni specifiche stipulate con le istituzioni
di deposito. Un’iniziativa interessante di questo tipo è rappresentata
nel nostro paese dall’accordo fra l’Università di Firenze
e la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze per il deposito delle
pubblicazioni elettroniche e multimediali edite dalla Firenze University
Press, la nuova struttura creata dall’Ateneo fiorentino per
lo sviluppo dei servizi di editoria elettronica[31].
Va
ricordata, in collegamento col tema della conservazione, una questione
già ben nota ai responsabili di archivi digitali: la conservazione
del singolo file è solo una parte del problema, dato che occorre
garantire anche la disponibilità degli strumenti di accesso al contenuto
digitale, e dunque dei programmi e dei dispositivi di lettura. La
rapida obsolescenza di tali strumenti richiede lo sviluppo di politiche
specifiche di conservazione, magari centralizzata, delle versioni
successive sia dei software di lettura, sia dei lettori hardware
(in quest’ultimo caso può aiutare R |